Articolo di Antonio Giordano
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Roger W. Sperry, neuroscienziato e neurofisiologo americano, è una figura chiave per comprendere non solo il funzionamento del cervello umano, ma anche il modo in cui la nostra percezione influenza la nostra realtà.
Le sue scoperte, culminate nel Premio Nobel per la Medicina o la Fisiologia nel 1985, hanno fornito una prospettiva straordinaria e tutt’ora dibattuta sul potere della mente.
All’inizio degli anni ’80, Sperry e il suo team (in particolare in collaborazione con Michael Gazzaniga) si concentrarono sullo studio dei due emisferi del cervello, in particolare nei pazienti sottoposti a “commissurotomia” (sezione del corpo calloso) come trattamento per l’epilessia grave.
Questa ricerca sul “cervello diviso” (split-brain) ha rivelato che i due emisferi hanno funzioni specializzate e distinte: l’emisfero sinistro è tipicamente dominante per il linguaggio e l’analisi, mentre il destro è associato all’orientamento spaziale e alle emozioni.
Il fulcro della scoperta che valse a Sperry il Nobel non fu solo la lateralizzazione delle funzioni, ma un concetto molto più profondo riguardante la percezione e la coscienza.
Sperry dimostrò che la mente è capace di simulare la realtà con una precisione tale da ingannare il cervello.
In termini semplici, la sua ricerca suggerisce che per il cervello, immaginare qualcosa e viverla è quasi la stessa cosa.
Quando visualizziamo intensamente un’azione o un risultato, i percorsi neurali e le aree cerebrali che si attivano sono sorprendentemente simili a quelli che si attiverebbero durante l’esperienza reale.
La mente crea la realtà. Questo principio ha avuto un impatto enorme non solo nella neurofisiologia, ma anche nel campo della psicologia e dello sviluppo personale: il cervello non distingue tra un'esperienza vividamente immaginata e una vissuta.
Se la mente è costantemente inondata di paure, preoccupazioni o immagini di fallimento, il cervello le elabora come se fossero minacce o realtà imminenti.
L’immaginazione e la visualizzazione costante (come quelle utilizzate dagli atleti per allenarsi mentalmente) non sono solo “sogni ad occhi aperti”; esse rimodellano attivamente i circuiti neurali (plasticità), preparando il corpo e la mente ad agire in un determinato modo.
Le emozioni generate da un pensiero intenso sono reali, anche se il pensiero riguarda un evento futuro o immaginario. È per questo che l’ansia per un colloquio (ancora da sostenere) produce sintomi fisici reali.
L'eredità di Roger W. Sperry ci ricorda che la mente non è un mero ricevitore passivo della realtà, ma un potente creatore attivo. Scegliere i pensieri, le immagini e le "simulazioni" mentali che popolano la nostra coscienza non è solo un esercizio spirituale, ma un atto neurologico che, passo dopo passo, modella la nostra percezione e le nostre azioni, influenzando in ultima analisi la nostra esperienza di vita.
Articolo di Antonio Giordano
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