Articolo di Antonio Giordano
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L’amore non rappresenta soltanto un’astrazione, ma è una forza concreta e biologica che sostiene il nostro benessere e la capacità di prosperare.
La scienza conferma che ormoni come ossitocina, dopamina e serotonina dimostrano quanto il bisogno di relazioni profonde non sia un capriccio, ma fondamentale per la nostra sopravvivenza: connettersi agli altri diventa così un’esigenza primaria e non un lusso.
Gli studi, come quello dell’Università di Harvard che si è protratto per ben 75 anni seguendo centinaia di individui, hanno rivelato chiaramente che la felicità e la salute non dipendono principalmente da guadagni o successo sociale, ma dalla presenza di rapporti interpersonali di qualità.
Queste connessioni sono protettive sia per il corpo che per la mente: chi è circondato da legami autentici vive meglio e più a lungo, mentre l’isolamento si riflette negativamente sulla salute generale, aumentando vulnerabilità sia psicologiche che fisiche. Non è la quantità a essere decisiva ma la qualità; vivere, per esempio, rapporti di coppia pieni di tensione può risultare addirittura più nocivo che separarsi, e chi ha un rapporto armonioso sembra sentire meno anche il dolore fisico in caso di malattia. Tuttavia, mantenere relazioni di valore implica impegno, capacità di mettersi in gioco e volontà di non abbandonare i rapporti alle prime difficoltà; richiede tempo, sensibilità e il coraggio di andare oltre le incomprensioni, specie in famiglia, perché i conflitti irrisolti minano profondamente l’equilibrio psicofisico.
La conclusione degli esperti è netta: la vita è troppo breve per soffermarsi sui conflitti e troppo preziosa per non dedicarla all’amore, inteso come cura costante dei rapporti che, in tutte le sue forme, rappresenta il nutrimento essenziale della nostra salute e serenità.
Articolo di Antonio Giordano
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Il prof. Giordano ha discusso di questo argomento anche su “La Voce di New York”, nella rubrica “Terra mia”.

Il Prof. Giordano è oncologo, genetista e professore di Anatomia e Istologia Patologica presso la Temple University di Philadelphia, dove dirige lo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine; è Professore Ordinario per chiara fama nel settore scientifico-disciplinare di Anatomia Patologica presso il Dipartimento di Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi di Siena. È autore di oltre 600 pubblicazioni scientifiche e riconosciuto a livello internazionale per i suoi contributi nello studio dei meccanismi molecolari del cancro. Attualmente, è anche componente del Consiglio Superiore di Sanità in Italia, dove contribuisce alla definizione delle strategie nazionali di prevenzione e ricerca in ambito biomedico.
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