Spazio, parte la legge 89/2025: regole e opportunità
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 13 giugno 2025 n. 89 l’Italia torna a parlare di “Economia dello Spazio”. Il tema è l’accesso allo spazio extratmosferico, un settore da 16 miliardi di dollari a livello globale.
Nasce il Fondo per l’economia dello spazio
Il Ministero delle imprese e del made in Italy ha istituito un fondo, denominato “Fondo per l’economia dello spazio”, con la dotazione di 35 milioni di euro per l’anno 2025. In particolare la misura prevede contributi a fondo perduto nel limite massimo del 70 per cento della dotazione del Fondo.
Cosa cambia per gli operatori
Non stupisce quindi l’adozione della Legge da parte dell’Italia che apre così di fatto ad una maggiore regolamentazione e corsa ad un nuovo business, se si pensa al lancio di nuovi satelliti in orbita piuttosto che al turismo spaziale. Ogni lancio o gestione orbitale, (rientro compreso) ora richiederà una autorizzazione unica, rilasciata entro 120 giorni e valida anche per costellazioni di satelliti. Le nuove disposizioni interesseranno anche un altro settore quello della gestione degli oggetti spaziali già orbitanti oltre al recupero di quelli più obsoleti. Insomma nuovi potenziali settori di business.
Requisiti chiave
- Sicurezza tecnica e ambientale lungo l’intero ciclo di vita dell’oggetto spaziale.
- Servizi di prevenzione collisioni e cyber-resilienza.
- Contratto assicurativo minimo 100 mln € (fino a 50 mln € per startup e missioni scientifiche).
Il ruolo del COMINT e dell’Agenzia spaziale italiana
L’Agenzia seguirà tutto l’iter della pratica autorizzativa e sarà poi il COMINT (Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale) a presentare la proposta di autorizzazione. L’ultima parola spetterà infine al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il Piano nazionale per l’economia dello spazio
Il Piano nazionale per l’economia dello spazio è un documento con durata non inferiore a cinque anni e conterrà le disposizioni programmatiche riferite a un periodo temporale tale da garantire un’efficace integrazione e sincronia con i cicli di programmazione previsti in sede europea e con i tempi di realizzazione delle missioni satellitari di interesse nazionale.
All’interno del documento saranno contenute l’analisi, la valutazione e la quantificazione dei fabbisogni di innovazione e di incremento delle capacita’ produttive funzionali allo sviluppo dell’economia nazionale dello spazio. Inoltre fornirà anche una fotografia aggiornata delle esigenze istituzionali relative ai servizi basati sull’uso di tecnologie spaziali suscettibili di valorizzazione commerciale, anche per il tramite della sistematizzazione dei rapporti con i soggetti istituzionali portatori di interessi.
Focus su sostenibilità e responsabilità
La legge impone analisi sull’inquinamento luminoso, gestione dei detriti e rientro controllato dei satelliti, rendendo la “green space economy” un requisito, non un optional. La sostenibilità ambientale delle attività spaziali sarà uno degli obblighi ai fini del rilascio dell’autorizzazione attraverso la verifica dell’impronta ambientale di tutte le attività svolte durante l’intero ciclo di vita dell’oggetto spaziale, dalle fasi di progettazione, sviluppo e produzione alle fasi operative e di fine vita.
Perché ora?
L’Italia vede nello spazio un nuovo moltiplicatore di valore capace di unire ricerca avanzata, manifattura di precisione e servizi digitali. Non si tratta di una scelta estemporanea: la crescita attesa del mercato globale (oltre 1.000 mld $ al 2040, secondo Morgan Stanley) e il consolidamento di filiere nazionali – dai lanciatori di Avio alla sensoristica di Thales Alenia Space – indicano che il Paese possiede già know-how, capitali umani e infrastrutture per scalare.
Altrettanto importante la possibilità di contribuire a uno sviluppo sostenibile e di sfruttare il potenziale dello spazio extra-atmosferico nella gestione delle risorse ambientali e degli effetti locali del cambiamento climatico. L’economia dello spazio, contribuirà anche a facilitare le telecomunicazioni e la gestione logistica e le attività di previsione e prevenzione dei rischi connessi con i fenomeni naturali o di origine antropica.
Puntare sullo spazio significa trattenere talenti STEM, attrarre investitori esteri e garantire autonomia strategica in settori critici (cyber-resilienza, sicurezza dei dati, osservazione militare). In sintesi, lo spazio non è “un lusso tecnologico”, ma una leva concreta di politica industriale per un Paese che vuole crescere in modo sostenibile, resiliente e competitivo.






