Dazi USA, conto salato per la Liguria: fino a 450 milioni di export a rischio
GENOVA — Dal 1° agosto Washington è pronta a imporre dazi del 30 % sui beni europei. Il Centro Studi Confindustria Genova stima che la stretta potrebbe costare alla Liguria fra 178 e 450 milioni € di mancato export annuo, mettendo in gioco l’1-1,3 % degli occupati regionali impiegati in aziende fortemente orientate al mercato statunitense. Il conto economico è aggravato dalla recente svalutazione del dollaro, che alza la “barriera effettiva” sopra il 40 % e rende la tariffa ancora più pesante per cantieristica, metalmeccanica, agro-alimentare e chimico-farmaceutico.
Perché la Liguria è più esposta della media italiana
Nel triennio 2022-24 le vendite liguri negli USA hanno superato di 10 punti percentuali la quota nazionale, grazie a navi, yacht e prodotti petroliferi che da soli valgono il 18 % dell’export regionale. A ciò si aggiunge il ruolo del Porto di Genova, che convoglia oltre la metà dei container gateway diretti al mercato interno italiano e smista il 28 % delle merci liguri proprio verso gli Stati Uniti.
Il “gioco d’anticipo” delle imprese: ordini esteri +3,9 %
Per schivare l’impatto dei nuovi dazi molte aziende hanno anticipato le spedizioni: nel primo semestre gli ordini dall’estero sono saliti del 3,9 % nonostante produzione interna in flessione e domanda nazionale debole. Confindustria avverte però che si tratta di “domanda rubata al domani” e che la manifattura rischia un quarto calo in cinque semestri se la tariffa resterà stabile al 30 %.
Servizi e porti reggono l’economia regionale
- Logistica e terminal portuali: fatturato interno +3,3 %, margini +4,5 %; ricavi dei terminal +13,7 %.
- Terziario avanzato: +2,2 % sul mercato italiano, occupazione +1,4 %.
- Turismo: arrivi +6 %, presenze +5,5 % (gen-apr) nella Città metropolitana di Genova.
Nel primo semestre 2025 la produzione ha fatto registrare il secondo calo consecutivo, il 4° in 5 semestri. La domanda dall’Italia si è rivelata debole dopo due semestri positivi, ma ha retto il giro d’affari verso l’estero
L’aumento degli ordini da fuori Italia sfiora il 4%. Ciò costituisce un «tesoretto» per i prossimi semestri su cui pende la spada di Damocle dei dazi e del rallentamento del commercio mondiale. Tra i settori solo la cantieristica navale non fa differenza tra mercato nazionale ed estero, crescendo in entrambi gli ambiti.
In difficoltà soprattutto l’impiantistica metalmeccanica (produzione -4,3%, ma le commesse dall’estero salgono), la chimica-plastica e il tessile (dove calano produzione e anche l’export segna un passo indietro). Risultati negativi anche per l’alimentare.

Prospettive per il secondo semestre 2025
| Indicatore | Var. congiunturale attesa |
|---|---|
| Fatturato complessivo | +2,3 % |
| Ordini totali | +1,0 % |
| Export | = (dipenderà dai dazi) |
| Occupati in organico | +0,6 % |
Lo scenario resta dominato dall’incertezza su tariffe e cambio euro/dollaro: un “no deal” entro agosto congelerebbe gli investimenti, mentre un’intesa di compromesso riaprirebbe margini di crescita per la cantieristica e le PMI metalmeccaniche.
Strategie di resilienza suggerite da Confindustria
- Diversificare mercati: espandere la presenza in Canada, Messico e Medio Oriente per compensare il rallentamento USA.
- Integrare catene di fornitura verdi: puntare sull’efficienza energetica e sui carburanti alternativi nei terminal per ridurre costi e attrarre investitori ESG.
- Accelerare la retro-portualità ferroviaria: ridurre tempi e costi logistici per mantenere competitivo l’hub di Genova.






