Intervista realizzata da Grazia Serra
Alessio Lapice premiato nella splendida cornice di Villa Pignatelli.



L’INTERVISTA
Alessio Lapice, tra gli interpreti di “Questi Fantasmi!” a cui è stato tributato il Nastro d’Argento come Miglior Film Tv. Quale emozione hai provato? L’emozione è grandissima per tanti aspetti; in particolare perché io sono napoletano, sono cresciuto in questa Terra ed essere premiato proprio a Napoli, con un film iconico di Edoardo De Filippo è un onore immenso. Edoardo è un po’ il papà di tutti noi, il papà di Napoli. Io penso che forse sulla N di Napoli ci potremmo anche mettere in dissolvenza il volto di Edoardo De Filippo perché rappresenta tutta la nostra cultura popolare. Edoardo, a distanza di tanti anni, è ancora insieme a noi. Non ti nascondo, a costo risultare banale, che sono emozionato.
All’inizio, hai provato timore nel doverti confrontare con un’opera così importante? Certo. Ed è giusto che sia così. Io avevo già partecipato ad un film di Edoardo De Filippo, “Natale in casa Cupiello” con Sergio Castellitto e Marina Confalone, con la regia di Edoardo De Angelis. In quel film ho interpretato Vittorio Elia. L’emozione, nel mio caso, si trasforma in carica e in spinta positiva per dare il meglio. L’ansia, nel nostro lavoro, deve essere trasformata in benzina. Il confrontarsi con opere e personaggi del calibro di Edoardo deve essere solo motivo di orgoglio.
Dopo “Questi fantasmi!” e “Natale in Casa Cupiello”, c’è un’altra opera di De Filippo con la quale ti piacerebbe confrontarti? Con tutte le sue meravigliose opere. Da piccolo guardavo i film di De Filippo, ma anche di Totò, con mio fratello ma anche con mio nonno. Forse devo a lui questa passione. Lui oggi sarebbe contentissimo dei ruoli che ho interpretato. All’inizio guardavo questi film per farlo contento, perché sapevo che gli faceva piacere, perché lui mi diceva: “Siediti, guardiamo De Filippo: è importante, lo devi vedere”. Quando ero piccolo non pensavo di voler fare l’attore, poi, questo bagaglio culturale mi è servito.
Come si chiamava tuo nonno? Mio nonno si chiamava Aniello, era il papà di mio padre.
Parliamo anche del successo di “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”: che cosa ti è piaciuto di più del tuo personaggio? La cosa che mi è piaciuta di più di questo personaggio è il lavoro fatto insieme agli sceneggiatori affinché avesse un percorso di crescita ben costruito, sia dal punto di vista umano che professionale. È un ragazzo che, nonostante cresca e maturi tra tante difficoltà, anche amorose, non cambia e rimane sempre rispettoso di sé stesso e degli altri. Abbiamo e ho lavorato molto sui suoi conflitti e questo è stato molto stimolante dal punto di vista attoriale, ma anche personale per maturare. Si può dire che siamo cresciuti insieme.
Grazie ad Alessio Lapice, per il suo talento puro.
Intervista realizzata da Grazia Serra






