Articolo del Sen. Prof. Giuseppe Moles, Amministratore delegato di Acquirente Unico, già Sottosegretario di Stato per l’Informazione e l’Editoria
Energia, Spazio e Mare: la nuova geografia del potere globale
Nel mondo contemporaneo, la geopolitica dell’energia si intreccia sempre più con la dimensione spaziale e marittima dei rapporti internazionali. La crescente instabilità globale, l’emergenza climatica, la transizione energetica e il mutamento delle alleanze strategiche stanno ridisegnando profondamente la mappa del potere mondiale.
L’energia non è soltanto una risorsa tecnica: è un fattore geopolitico, una leva di potere, un motore di cooperazione o conflitto. E lo spazio – geografico, marittimo, aereo e persino orbitale – ne è il campo di battaglia.
La geopolitica dell’energia: una disciplina in trasformazione
Tradizionalmente, la geopolitica dell’energia si è concentrata sul controllo delle risorse fossili, in particolare petrolio e gas. L’analisi classica, che si sviluppò dopo gli shock petroliferi degli anni ’70, si è focalizzata su regioni chiave come il Golfo Persico, il Mar Caspio, l’Artico e gli stretti strategici come quello di Hormuz.
Ma oggi lo scenario è cambiato. Le guerre, le sanzioni, le crisi climatiche e le transizioni energetiche hanno spostato il baricentro della geopolitica energetica. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha accelerato, ad esempio, la diversificazione delle forniture in Europa e ha trasformato l’energia da strumento di cooperazione a leva di ricatto geopolitico.
In questo contesto, il gas naturale – in precedenza meno “globalizzato” del petrolio – è diventato protagonista, in particolare nel confronto tra Russia e Unione Europea. Le scelte politiche e i processi tecnologici non rispondono più soltanto alla geografia, ma la plasmano: la politica energetica crea nuove geografie, non solo le subisce.
Geopolitica e fattore spazio: una chiave interpretativa
La geopolitica, intesa come studio dell’influenza dello spazio sulla politica e la storia, evidenzia come il territorio, la posizione geografica e le risorse naturali condizionino la potenza degli Stati. Lo spazio fisico – il territorio – non è un semplice sfondo, ma un attore geopolitico.
Grandi teorici come Halford Mackinder e Nicholas Spykman hanno interpretato la politica mondiale attraverso la disposizione dei continenti: il primo sottolineava l’importanza della massa eurasiatica (Heartland), il secondo attribuiva un ruolo decisivo ai margini costieri (Rimland), visione ripresa dagli Stati Uniti per il contenimento sovietico. Mahan, invece, vide nel mare il vero vettore della potenza mondiale, teorizzando la supremazia navale come chiave del dominio globale.
Il mare: frontiera strategica della nuova geopolitica
Oggi, in un mondo globalizzato e interconnesso, il mare è più che mai centrale. Il 90% delle merci mondiali viaggia via mare, l’80% della popolazione vive entro 200 km dalle coste, e il 75% del traffico marittimo attraversa pochi stretti cruciali (come Suez, Hormuz, Malacca). Il mare è quindi infrastruttura vitale e vulnerabile.
Non solo commercio: sotto i fondali marini si trovano risorse energetiche strategiche, come gas e petrolio offshore, ma anche minerali critici. I fondali sono oggi scenario di nuove contese, dai giacimenti nel Mediterraneo orientale alle esplorazioni artiche. La geopolitica dell’energia si è spostata in mare, e con essa la necessità di proteggerne le rotte e i giacimenti.
L’Italia, in questo contesto, si trova in una posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, crocevia storico e naturale ponte tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Con i suoi 8.000 km di coste, è il primo paese in Europa per importazioni marittime di petrolio e detiene l’11ª flotta mercantile al mondo. Il cluster marittimo italiano genera circa il 3% del PIL nazionale.
Il Mediterraneo e il ruolo dell’Italia: energia, sicurezza, strategia
Il Mediterraneo, pur rappresentando solo l’1% delle acque globali, ospita il 20% del traffico marittimo mondiale. Per l’Italia, la sicurezza energetica passa per questo mare: attraverso il Mediterraneo arrivano le forniture di gas da Algeria, Libia, Mozambico e Golfo di Guinea, fondamentali per alimentare un’economia manifatturiera.
In quest’ottica, l’Italia può proporsi come hub energetico europeo, ruolo promosso anche dal cosiddetto Piano Mattei, che punta su:
- Diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico.
- Incremento della capacità di stoccaggio e rigassificazione.
- Potenziamento delle interconnessioni elettriche con il Nord Africa.
- Raddoppio del gasdotto TAP e sviluppo di Poseidon ed EastMed.
Ma per difendere questo ruolo, serve una vera strategia marittima nazionale, che integri interessi economici, energetici, militari e ambientali. Il controllo delle rotte marittime, delle infrastrutture portuali e delle risorse offshore è oggi parte integrante della sicurezza nazionale.
Una nuova mappa globale: sfide e opportunità
Quattro grandi tendenze stanno ridisegnando l’ordine mondiale:
- La ritirata strategica degli Stati Uniti, sempre più selettivi nell’intervento globale.
- L’ascesa della Cina, che sfida il primato americano anche sulle rotte marittime del Pacifico.
- La spinta revisionista della Russia, che usa l’energia come arma geopolitica.
- L’intensificarsi della competizione nel Mediterraneo, con il ritorno della Turchia, la presenza della Cina, e l’instabilità nordafricana.
In questo contesto, la geopolitica dell’energia e quella del mare coincidono: entrambe ruotano attorno a interessi strategici, risorse vitali e territori contesi. L’Italia – per la sua posizione, la sua economia e la sua vocazione marittima – ha un’occasione unica per rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo e in Europa.
Ma questo richiede visione strategica, investimenti e una politica estera coerente. Perché oggi, più che mai, il potere viaggia sull’acqua.
Articolo del Dott. Giuseppe Moles





