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IFF 2025 | La Masterclass di Laura Delli Colli alla Colombaia di Luchino Visconti

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L’amore per il Cinema sfida il tempo e le distanze

La masterclass di Laura Delli Colli è stata una conversazione appassionata e densa di memoria. Quella di Delli Colli è una lunga esperienza giornalistica di redazione, prima in agenzia, negli anni del precariato all’ADN Kronos, poi a La Repubblica e, come inviato speciale in Mondadori, a Panorama. Esperienza e riflessione sul giornalismo, ma anche sul cinema italiano, al centro dell’incontro con i dottorandi dell’Accademia di Belle Arti che ha anticipato la serata dedicata a Luca Zingaretti, al suo esordio alla regia con "La casa degli sguardi". Nata in una famiglia di direttori della fotografia, Delli Colli ha raccontato il suo percorso: prima bambina cresciuta “dietro le quinte” del set cinematografico, poi il suo impegno da cronista, dopo ancora testimone di un giornalismo cinematografico vissuto in prima linea. Sempre in difesa dei valori di un buon giornalismo e di un cinema italiano di qualità, come testimonia la storia dei Nastri d’Argento che Delli Colli guida da vent'anni come ‘custode’ attenta alla storia, ma anche alla novità. Dal suo impegno nella difesa della libertà d’espressione negli anni della censura, agli incontri con i grandi maestri come Fellini, Pasolini, Leone… Delli Colli ha tracciato un ritratto vivido e nostalgico del mestiere di raccontare il cinema, criticando la priorità spesso riconosciuta alla deriva dell'informazione digitalizzata e istantanea e difendendo il valore della ricerca giornalistica e della cronaca in una riflessione sul rinnovamento del giornalismo, ma anche sulla novità di un cinema italiano capace, oggi come ieri, di imporsi anche cambiando pelle. Ne sono esempi Paola Cortellesi oggi come Monica Vitti ieri, ma non solo. Il dialogo si è concluso parlando delle biografie – come quelle proprio dedicate alla Vitti, ma anche a Gianni Amelio, Ferzan Ozpetek o Marco Tullio Giordana – scritte da Delli Colli, sottolineando il rispetto necessario verso la verità personale e la chiave professionale dei protagonisti nel loro racconto d’autore.
In foto: Michelangelo Messina, Antonio Capellupo, Laura Delli Colli e i dottorandi dell’Accademia di Belle Art, presso la Colombaia.

Il cinema l’ho conosciuto da bambina, come spiandolo con curiosità da una porta socchiusa”: con questa immagine Laura Delli Colli apre la sua conversazione – più che una lezione – durante la masterclass che ha inaugurato un ciclo di incontri, dedicati al racconto cinematografico, previsti per la XXIII edizione dell’Ischia Film Festival, presso la Colombaia di Luchino Visconti. Un luogo magico, intriso di aneddoti e ricordi.

Giornalista, scrittrice, presidente dei Giornalisti Cinematografici Italiani e dei Nastri d’Argento, Delli Colli ha attraversato e testimoniato la sua visione del cinema italiano, con lo sguardo certamente privilegiato ma sincero di chi c’era sempre ieri e continua ad esserci oggi. I suoi occhi trasmettono sapere e il suo sorriso riesce a raccontare un percorso fatto certamente di competenza ma anche di passione personale.

Cresciuta nella “ditta” Delli Colli – Franco, suo padre, e il cugino più grande di suo padre, Tonino – Laura ha respirato fin da piccola l’atmosfera dei set. Dal primo incontro a sei anni con il set di Morgan il pirata proprio a Ischia, fino ai rapporti diretti con Pasolini, Fellini, Visconti, Sergio Leone, la sua lettura personale dei ricordi è un esempio raro di immersione totale in un mondo che oggi rischia di sembrare mitologico.

Ma il cuore del suo discorso non è la nostalgia, quanto il metodo. “Ho iniziato fuori dal cinema, nella cronaca bianca, e il cinema me lo sono costruito, pezzo dopo pezzo.” L’aneddotica si intreccia così a una lezione d’etica professionale: la fatica della verifica, la centralità dell’inchiesta, l’accesso conquistato a festival e set, e poi la costruzione della notizia in un tempo in cui non bastava premere “condividi”.

Il giornalismo cinematografico – come lo racconta Delli Colli – era fatto di lentezza e profondità. Un lavoro artigiano, analitico, di relazione. “Non ho mai scritto un’intervista a tradimento”, confessa, parlando del difficile equilibrio tra intimità e rispetto nelle biografie – da Monica Vitti a Gianni Amelio, fino a Marco Tullio Giordana. L’intervistatore, in quel caso, diventa anche archivista di emozioni, custode di memorie inedite.

Di fronte a una platea di giovani dottorandi appassionati di cinema, Delli Colli mette in discussione la comunicazione digitale “all hype”, quella che distrugge i film dopo un teaser di 30 secondi, che si nutre di polarizzazione e di promozione camuffata da recensione. “Oggi spesso il confine tra informazione, critica e promozione si è annullato”, spiega, “ma il giornalismo e la critica sono un’altra cosa”. Non si tratta solo di cercare informazione, ma di distinguere tra una corretta narrazione e una formula che spesso rischia di diventare pura promozione e non esclude il rischio della manipolazione solo per fini commerciali.

C’è poi uno sguardo orgoglioso verso il presente: “Ai Nastri d’Argento il voto dei giornalisti, oltre cento firme specializzate, ha premiato e segnalato con le registe – la vera novità di quest’anno – una nuova generazione di registe, attrici, tecnici. Paola Cortellesi è stata il primo segnale di novità, ma non il solo”, un verdetto che sembra sempre più specchio del cambiamento profondo che attraversa il nostro cinema. Con un’attenzione particolare alla qualità, al superamento di un cinema solo dominato, nei più importanti ruoli professionali, da una tradizionale impostazione al maschile, un’apertura forte al ricambio, anche nelle interpretazioni.

A Ischia, nel Film Festival che valorizza il Cineturismo e le location cinematografiche, non si può non parlare di luoghi: l’EUR, protagonista di due libri di Laura Delli Colli, diventa il ‘non luogo’ perfetto e molto amato anche dai grandi registi, non solo Federico Fellini ma per esempio Julie Taymor con il suo Titus, metafora perfetta di una ricerca e uno sguardo critico sul potere proprio in un quartiere futuribile ai tempi del Ventennio, nato per rappresentare il potere ma utilizzato dal cinema per raccontare visioni universali.

Come accade a certi giornalisti: nati dentro una “bottega” familiare, ma capaci di guardare oltre il perimetro delle luci e delle lenti.

Osservando e ascoltando Laura Delli Colli parlare, si ha la netta sensazione che il suo sia un racconto dal cuore del cinema, ma con lo sguardo da cronista: una donna che ha firmato alcune delle pagine più oneste, umane e profonde del nostro immaginario e che altre, ancora più profonde, continua a scrivere per i suoi lettori augurandosi, ogni giorno, che siano oggi e sempre anche spettatori di quel mondo che lei, da mezzo secolo, racconta con sincerità ed entusiasmo.

In foto: una finestra e il panorama mozzafiato della Colombaia di Visconti a Ischia

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