Arcadia, la nave green di ISPRA che unisce scienza e sostenibilità nei mari italiani
Roma, 15 luglio 2025 – Una prua verde acqua illumina la Sala del Refettorio a Palazzo San Macuto quando Arcadia viene svelata. Non è ancora in mare – il varo è previsto per giugno 2026 – ma l’ultima nata dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) porta già con sé la più grande missione ambientale finanziata dal PNRR: MER – Marine Ecosystem Restoration, 400 milioni di euro dedicati a mappare, studiare e ripristinare gli ecosistemi sommersi del Mediterraneo.
Nella mitologia greca il nome Arcadia, richiama ad una regione del Peloponneso, spesso idealizzata come un luogo utopico e sereno, un rifugio dalla vita civile, popolato da ninfe, satiri e pastori armoniosi.
Dalla ricerca al ripristino: perché Arcadia è diversa
Arcadia è pensata come laboratorio galleggiante, una piattaforma dove tecnologia e scienza coesistono per dare voce alle profondità marine. La propulsione ibrida diesel-elettrica – capace di navigare quattro ore in modalità full electric – riduce rumore e emissioni, condizione indispensabile per ottenere dati acustici limpidi in aree protette. La classificazione Quiet/Silent, un unicum nell’area mediterranea, garantirà misurazioni inalterate anche tra canyon profondi, venti marini e correnti costiere.
Strumentazione di frontiera al servizio dell’ambiente
Sotto la carena si estende una “gondola” lunga nove metri, un ventre tecnologico che ospita ecoscandagli multifascio e sonar di ultima generazione. Un ROV work-class elettrico, guidato da remoto, potrà spingersi fino a 4.000 metri equipaggiato con telecamere 4K, laser 3D e bracci manipolatori per campionare faune e sedimenti. Accanto a lui, un AUV autonomo sarà libero di esplorare in modo indipendente per oltre 60 ore, restituendo mappe tridimensionali di relitti, habitat vulnerabili e possibili giacimenti minerari.
Non solo mare aperto: due natanti ausiliari permetteranno di investigare le zone costiere. Un catamarano full-electric, con a bordo un veicolo di superficie senza equipaggio, entrerà in lagune e praterie di posidonia; un secondo scafo, dotato di sensori geofisici, studierà l’erosione e il trasporto dei sedimenti sotto costa.
Il cuore del MER, il più grande investimento PNRR per il mare
Con Arcadia, ISPRA diventa il motore operativo del MER – Marine Ecosystem Restoration – un programma che mira a mappare canyon sommersi, foreste di coralli profondi, montagne sottomarine e relitti ancora inesplorati per valutarne la vulnerabilità e avviare interventi di restauro ecologico. Ogni missione salperà con un team multidisciplinare di geologi, biologi, chimici ed ingegneri, pronti ad analizzare in tempo reale campioni di fauna ittica, microplastiche e carote di sedimento nei laboratori “umidi” e “asciutti” allestiti a bordo.
«Arcadia è molto più di una nave: è la nostra promessa di conoscere per proteggere», spiega ISPRA, sottolineando la sinergia con Marina Militare e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. «Solo dati solidi permettono politiche ambientali efficaci: Arcadia offrirà al Paese un’infrastruttura scientifica capace di interpretare i cambiamenti climatici e guidare la transizione ecologica».
Dati che diventano futuro
Sulla nave saranno anche presenti due natanti ausiliari per la mappatura costiera: un catamarano elettrico completo di veicolo di superficie senza equipaggio (ASV) per la mappatura di acque superficiali, protette e chiuse e una imbarcazione secondaria equipaggiata con sensori adatti all’esplorazione geofisica. Arcadia è dotata inoltre di laboratori galleggianti umidi e asciutti, attrezzati rispettivamente per l’analisi in tempo reale di campioni biologici e ambientali, tra cui fauna ittica, organismi bentonici e planctonici, plastiche e rifiuti marini, nonché carote di sedimento e per l’osservazione, il fissaggio e la preparazione dei campioni per le successive analisi chimiche, fisiche e biologiche.
I risultati attesi vanno oltre la scienza pura. Mappare strutturalmente i fondali significa anche supportare la posa di cavi sottomarini, condotte energetiche e impianti eolici offshore riducendone l’impatto ambientale; monitorare canyon profondi vuol dire stimare i rischi di frane sottomarine che potrebbero generare tsunami; analizzare le acque di piattaforme offshore permette di migliorare la risposta a eventuali sversamenti.
Il Mediterraneo, hotspot di biodiversità ma anche uno dei mari più sfruttati al mondo, troverà in Arcadia una sentinella da 90 metri pronta a navigare oltre 300 giorni l’anno, generando una banca dati senza precedenti su correnti, temperature, inquinanti e dinamiche ecologiche.
Prossime tappe
Il cronoprogramma prevede il varo operativo a giugno 2026. Da quel momento Arcadia porterà la bandiera italiana lungo tutte le rotte del bacino per restituire conoscenza, protezione e – dove necessario – interventi concreti di ripristino.






