Alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica c’è stato un istante in cui il grande schermo ha incrociato l’aroma di un espresso, trasformando Venezia in un palcoscenico di emozioni e convivialità. È successo il 28 agosto sulla Terrazza by Atlas Concorde dell’Hotel Excelsior, dove De’Longhi, da quest’anno Supporter ufficiale della Biennale Cinema, ha scelto di dare vita a una serie di conversazioni dedicate all’incontro tra arte e lifestyle.
Il debutto è stato affidato a Stefano Accorsi, volto amato del cinema italiano, che con naturalezza ha intrecciato il racconto della sua carriera con una passione personale: il caffè. In un dialogo intimo e sincero, l’attore ha svelato quanto questa bevanda sia parte integrante delle sue giornate, un rito quotidiano che accompagna la concentrazione sul set come i momenti di pausa nella vita privata.

Ha ammesso: «Il caffè è quel gesto che mi restituisce energia nei momenti più intensi delle riprese. A volte basta un sorso per ritrovare equilibrio e forza, prima di entrare in una scena».
Parole semplici ma capaci di evocare immagini vivide, come se il pubblico potesse percepire il profumo di quelle tazzine che scandiscono i suoi giorni. È stato proprio in questa sovrapposizione tra la dimensione umana e quella artistica che si è rivelato il cuore dell’incontro: il cinema come sogno, il caffè come realtà familiare, entrambi capaci di lasciare un segno profondo.
Nella luce della terrazza, Accorsi ha riflettuto anche sul valore della narrazione, definendola «un linguaggio universale, che unisce sensibilità diverse e crea connessioni autentiche». In quel momento, la fusione tra cinema e caffè ha assunto un significato chiaro: entrambi sono esperienze da vivere con intensità, autenticità e memoria.
Ed è proprio in questo spazio di confidenze che Nextenne ha posto ad Accorsi una domanda capace di intrecciare memoria e immaginazione, chiedendogli di invitare uno dei suoi personaggi interpretati a prendersi un caffè e raccontare di che cosa avrebbero parlato.
La risposta è arrivata con un sorriso e una pausa meditata.
«È molto difficile sceglierne uno, perché a ciascun personaggio resto affezionato in modo diverso: ognuno custodisce un frammento di me, una sfumatura che mi appartiene e che forse non avrei mai scoperto senza di loro. Alcuni hanno portato leggerezza, altri hanno lasciato ferite, altri ancora hanno aperto prospettive nuove. È come chiedere a un attore quale respiro della sua carriera preferisca: impossibile rispondere davvero. Forse oggi mi soffermerei su un personaggio del presente, perché è lì che sento vibrare una parte importante della mia vita artistica e personale. Ma preferisco non svelare chi è né cosa gli direi… Certe confidenze, come i caffè migliori, vanno gustate nel silenzio».
Questo primo appuntamento inaugura un calendario che vedrà protagonisti altri nomi di rilievo come Ferzan Ozpetek e Jesse Williams, testimoniando la volontà di De’Longhi di celebrare il cinema in un contesto conviviale e raffinato. L’esordio con Accorsi, però, ha già fissato il tono dell’iniziativa: trasformare un incontro in un’esperienza sensoriale, avvolgente come il calore di un caffè condiviso.
A Venezia, ancora una volta, il racconto non si limita alle pellicole in concorso: si estende ai gesti, ai rituali quotidiani e alle emozioni che sanno diventare grandi storie.






