Quando le cellule scelgono tra vita e morte: sesso biologico e risposte allo stress | Articolo a cura del Prof. Antonio Giordano
Una ricerca internazionale mostra che le cellule femminili resistono meglio allo stress grazie all’autofagia, mentre quelle maschili tendono all’apoptosi: una scoperta che cambia la prospettiva della medicina di genere.
Un recente studio pubblicato su Cell Death and Disease ha portato nuova luce sui meccanismi molecolari che determinano risposte divergenti allo stress cellulare in individui di sesso maschile (cariotipo XY) e femminile (cariotipo XX), dimostrando come le cellule femminili tendano a privilegiare processi di sopravvivenza e adattamento, mentre quelle maschili mostrano una maggiore predisposizione ad attivare l’apoptosi, cioè la morte cellulare programmata.
Il cuore dello studio riguarda il ruolo dei microRNA (miRNA), piccole molecole di RNA non codificante che regolano l’espressione genica a livello post-trascrizionale; i ricercatori hanno individuato in particolare il miR-548am-5p, la cui espressione differenziale tra maschi e femmine si associa all’attivazione di vie cellulari alternative in risposta a stimoli stressanti.
Nelle cellule femminili, l’esposizione a stress promuove l’attivazione dell’autofagia, un processo fondamentale di riciclo e degradazione di componenti cellulari danneggiati o non essenziali che preserva l’omeostasi e fornisce energia e substrati necessari alla sopravvivenza in condizioni avverse, mentre nelle cellule maschili lo stesso stimolo attiva prevalentemente l’apoptosi che, pur essendo un processo fisiologico indispensabile per l’eliminazione di cellule compromesse, in questo contesto evidenzia una minore resilienza cellulare e una risposta meno flessibile rispetto a quella osservata nelle controparti femminili.
Questi risultati confermano la necessità di integrare le differenze biologiche di sesso sia nella ricerca di base sia nella pratica clinica e l’evidenza che specifici miRNA modulino i destini cellulari apre nuove prospettive per la comprensione delle basi molecolari di patologie che mostrano prevalenza o decorso diverso nei due sessi, come malattie autoimmuni, oncologiche e neurodegenerative; la possibilità di modulare l’espressione di determinati miRNA o di intervenire selettivamente su apoptosi e autofagia rappresenta un obiettivo concreto per lo sviluppo di terapie mirate, segnando un ulteriore passo avanti verso una medicina di precisione che tenga conto del sesso biologico del paziente, con potenziali ricadute significative in termini di efficacia terapeutica e personalizzazione dei trattamenti.
Articolo a cura del Prof. Antonio Giordano

Il Prof. Giordano è oncologo, genetista e professore di Anatomia e Istologia Patologica presso la Temple University di Philadelphia, dove dirige lo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine; è Professore Ordinario per chiara fama nel settore scientifico-disciplinare di Anatomia Patologica presso il Dipartimento di Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi di Siena. È autore di oltre 600 pubblicazioni scientifiche e riconosciuto a livello internazionale per i suoi contributi nello studio dei meccanismi molecolari del cancro. Attualmente, è anche componente del Consiglio Superiore di Sanità in Italia, dove contribuisce alla definizione delle strategie nazionali di prevenzione e ricerca in ambito biomedico.
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L’argomento oggetto del presente articolo è stato trattato dal Prof. Giordano in un altro articolo pubblicato da La Voce di New York






