Un’estate record per le tartarughe liguri
La Liguria diventa ufficialmente la nuova nursery del Mediterraneo per la tartaruga Caretta caretta. Durante l’estate 2025 sono stati censiti 11 nidi lungo la costa, per un totale di oltre 900 uova e più di 700 piccoli arrivati al mare. Un risultato eccezionale che raddoppia i numeri del 2024, quando i nidi individuati erano cinque.
A confermarlo è Valentina Giussani (nella foto di @Tiffany Ambrosini), biologa di ARPAL Liguria, tra i referenti del coordinamento regionale per il monitoraggio e la tutela dei nidi. Con lei abbiamo cercato di capire cosa sta succedendo nel nostro mare — e perché.
“Il mare si scalda e la Caretta caretta risponde”

“Sappiamo che le tartarughe Caretta caretta depongono moltissime uova”, spiega Giussani , “perché nei primi anni di vita la mortalità è altissima. In media, solo una su mille raggiunge l’età adulta. Per questo ogni nido, ogni uovo e ogni schiusa sono preziosi”.
ARPAL coordina, insieme ai Comuni costieri e ai volontari, una rete di sorveglianza capillare che monitora costantemente i siti di nidificazione. I risultati parlano chiaro: la percentuale di schiusa ed emersione in Liguria supera il 90%, tra le più alte del Mediterraneo.
“Rispetto allo scorso anno i nidi sono più che raddoppiati. È un dato importante, ma per capire cosa significa serve tempo. Potrebbe esserci un collegamento con il riscaldamento delle acque, ma dovremo raccogliere dati per diversi anni prima di dare una risposta scientifica certa”.
Cambiamento climatico: la chiave del fenomeno
“Il Mar Ligure oggi è più caldo, e questo spiega in parte perché la specie si stia spingendo più a nord”.
L’aumento delle temperature è un segnale che bisogna interpretare e non può essere ignorato, perché dice molto su come il clima stia trasformando gli ecosistemi marini. La biologa sottolinea come non esista, invece, alcun legame scientifico diretto tra la presenza delle tartarughe e la qualità delle acque, come spesso si tende a credere. Il fattore chiave è la temperatura, non l’inquinamento.
“Le Caretta caretta seguono rotte antiche e si orientano in base alle condizioni del mare. Quando vediamo nidi in aree nuove, come in Liguria, significa che la specie sta adattando le sue strategie di sopravvivenza a un ambiente che cambia”.
La Liguria si prepara: un modello di rete e collaborazione

ARPAL e i partner territoriali, con il supporto delle Capitanerie e dei volontari, hanno garantito una vigilanza continua per settimane, monitorando ogni nido fino alla schiusa. “Quest’anno abbiamo trovato Comuni più preparati, grazie all’esperienza maturata nel 2024”, racconta Giussani.
“A Laigueglia e ad Arma di Taggia, dove i nidi erano in spiagge private, la collaborazione con i gestori è stata immediata. In altri casi, come Riva Ligure e Varazze, abbiamo osservato un fenomeno raro: le schiuse diurne. È qualcosa che di solito avviene di notte, ma che nel 2025 abbiamo registrato più volte, anche in altre regioni come Toscana, Puglia e Calabria”.
“Il coordinamento è fondamentale. In Liguria le spiagge idonee alla nidificazione non sono molte: il territorio è fortemente antropizzato e gli spazi naturali sono limitati. Ma proprio per questo ogni nido è un piccolo successo collettivo”.
Un nuovo areale per la specie
Il fenomeno ligure interessa anche il mondo scientifico europeo, perché rappresenta l’estremo nord della nidificazione nel Mediterraneo. Ogni nuova schiusa fornisce informazioni fondamentali sull’evoluzione delle specie marine e sull’impatto dei cambiamenti climatici sul ciclo vitale della fauna costiera.
“Dalla Toscana alla Costa Azzurra, passando per la Liguria, stiamo osservando un’espansione evidente. Siamo a tutti gli effetti una nuova area di colonizzazione per la Caretta caretta”, spiega la biologa.
“Questo rende ancora più importante raccogliere dati precisi su ogni evento, così da capire se si tratta di una tendenza temporanea o di un vero spostamento dell’areale di riproduzione”.
Scienza, tutela e futuro

ARPAL, insieme ai centri di ricerca italiani ed europei, sta costruendo un archivio di dati storici che servirà a comprendere come la specie si stia adattando. La Liguria può essere un laboratorio naturale per studiare l’impatto del riscaldamento globale sulla biodiversità marina.
“Ci vorranno anni per avere un quadro chiaro”, conclude Giussani.
“Ma una cosa è certa: le tartarughe sono tornate. E con loro è arrivata una responsabilità nuova, quella di proteggere un equilibrio fragile tra natura e presenza umana”.
In sintesi
- Liguria considerata nuova area di colonizzazione della specie.
- Nel 2025 11 nidi in Liguria, contro i 5 del 2024.
- Oltre 900 uova e 700 schiuse riuscite.
- Percentuale di successo oltre il 90%, tra le più alte del Mediterraneo.
- ARPAL coordina rete di tutela con Comuni, Capitanerie e volontari.
- Possibile correlazione con l’aumento delle temperature del mare.






