Fabrizio Moro torna oggi, venerdì 14 novembre, con “Non ho paura di niente” , un album che l’artista stesso definisce come il suo lavoro più “sofferto”. In un panorama musicale dominato dalla fretta e dalla costante corsa alla pubblicazione , il cantautore romano sceglie di prendersi il tempo necessario per un lavoro maturo, nato da un profondo disagio nei confronti del sistema e del periodo storico post-pandemia.

L’album è un crocevia di storie personali e collettive, in cui Moro mette in luce le sue fragilità e le sue battaglie. La title track, ad esempio, è uno sfogo, il racconto della voglia di liberarsi dalle dipendenze e di riprendere in mano la propria vita, dopo aver affrontato a viso aperto quello che lui chiama “il mostro”.
Brani come “Simone spaccia” offrono uno sguardo crudo sul contesto sociale in cui l’artista è cresciuto, descrivendo personaggi che hanno gravitato intorno alla sua esistenza. Altri, come “Casa mia”, scavano nel privato, esplorando il tema della solitudine e della mancanza.
“Non ho paura di niente” è, in definitiva, un album che chiede una riflessione, e Moro è pronto a condividerla con il suo pubblico: oltre all’uscita odierna, l’instore tour vedrà l’artista in giro per l’Italia a partire da oggi a Roma, per presentare un lavoro che è prima di tutto un atto di verità. Il tour NON HO PAURA DI NIENTE LIVE 2026 partirà il 2 maggio 2026 dal Palazzo dello Sport di Roma.
Hai definito questo disco come “più sofferto” rispetto ai precedenti, nato da un “disagio generale”. Qual era la radice di questo senso di delusione?
La radice sta nella velocità con cui viviamo oggi. Oggi si corre anche nel mondo musicale, si pubblicano brani e album a distanza di poco tempo. Io sono cresciuto in un mondo differente e per me fare un album è un processo diverso, che richiede tempo. Dietro a Non ho paura di niente c’è un importante e lungo lavoro di scrittura, di pensiero e di produzione. Questo processo lento si scontrava con la delusione che provavo per tutto quello che stava accadendo intorno al sistema musicale italiano.
Brani come Casa mia hanno una forte componente emotiva. Cosa rappresenta “casa” per te in questo momento della tua vita?
In Casa mia racconto di come ho costruito, passo dopo passo, insieme a un’altra persona il posto più sicuro che c’è sulla terra. Racconto anche come cambi il punto di vista quando quella persona non c’è più. Tutto assume una forma diversa. La casa è un luogo bellissimo quando ci metti amore e condivisione, ma può essere un posto terribile se al suo interno ci trovi soltanto mancanza e solitudine.
La canzone Superficiali sembra esprimere un desiderio di leggerezza. A quasi 50 anni, questo è un tuo nuovo obiettivo?
Il mio carattere mi porta sempre a essere empatico nei confronti della vita. Vorrei riuscire a prendere più alla leggera certe cose che mi hanno fatto e continuano a farmi male. Ci ho lavorato tanto, ma non ci riesco: mi accanisco su determinati meccanismi, quando invece vorrei lasciarmi scivolare alcune cose addosso, essere più “superficiale”, per vivere meglio con me stesso e con chi mi sta vicino.
Nel 2026 tornerai in tour con il NON HO PAURA DI NIENTE LIVE 2026. Che tipo di spettacolo ci aspetta, dopo un’assenza di due anni e mezzo dalla scena discografica?
Partiremo con l’anteprima il 2 maggio 2026 al Palazzo dello Sport di Roma e proseguiremo poi da ottobre nei principali club italiani. È il momento che aspetto di più, perché non vedo l’ora di portare in tour un disco nuovo. Questo approccio mi mancava da troppo tempo, ed è particolarmente eccitante.



