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Marco Ligabue, “L’ultima notte” | Nuove Emozioni e nuovi orizzonti tra musica e territorio

Stefano Michero by Stefano Michero
Gennaio 19, 2026
Reading Time: 5 mins read

Ci sono notti che sanno spegnere il rumore del mondo e accendere, in silenzio, il battito più autentico di chi sa ancora cercarsi, ascoltarsi, perfino sorprendersi. Dal 14 novembre 2025, Marco Ligabue ci accompagna dentro una di queste notti con il suo nuovo singolo “L’ultima notte”, viaggio personale, che anticipa “M.A.P.S.” – il nuovo album pubblicato in vinile dal 21 novembre e sulle piattaforme digitali dal 28. Un disco che arriva a cinque anni dal precedente, presentato in anteprima all’Hard Rock Cafe di Milano, e che emerge come una scintilla di intimità e resistenza emotiva, mentre la città si spegne e restano solo due voci che si cercano nel buio.

Marco Ligabue, cantautore instancabile e ambasciatore, accanto ad Andrea Barbi, delle eccellenze DOP e IGP dell’Emilia-Romagna, si prepara a portare la sua musica fino al cuore dell’Europa, tra le aule dell’Europarlamento e le iniziative culturali legate alla grande tradizione gastronomica italiana. Un itinerario artistico e umano che nasce dalla sua terra e parla di radici, memoria, connessioni vere. Lo racconta in questa intervista che si fa confidenza e sonda i percorsi dell’anima e della creatività, senza filtri, tra nuove canzoni, progetti teatrali e il ruolo sempre più centrale (ma mai involutivo) dei social.

L’INTERVISTA

“L’ultima notte” parla di disillusione e speranza, parla del fascino della notte. Ma non solo. È una canzone ricca di simbolismi, di messaggi importanti…

Qual è stato il processo creativo e personale dietro questa canzone? Che cosa speri che il pubblico, solo ascoltando, possa trarne? La canzone è nata dal fatto che oramai siamo “bombardati”, c’è un frastuono di rumori, di notizie, di immagini social… veramente si fatica a trovare la propria dimensione. La notte è, almeno su di me, una delle poche cose che ha il potere di scollegare la spina, di allontanarti da questo frastuono e di farti ritrovare una visione più umana, più sognatrice, più intima. La notte, però, ha anche a che fare con la vitalità, con le risate, gli amori… Ho voluto mettere l’accento su quanto sia frenetica la nostra vita e su quanto sia giusto talvolta vivere le notti come fosse l’ultima. La notte ci dà ancora quel brivido, quel modo di assaporare momenti di grande intensità. Questa è stata la scintilla che mi ha fatto scrivere il brano.

Il nuovo album arriva dopo cinque anni dal precedente. Com’è cambiato il tuo approccio alla musica e alla scrittura in questo lasso di tempo? È maturato. Ho voluto fare un percorso diverso, facendo uscire prima dell’album già diversi singoli: lanciare un disco tutto insieme rischia di rendere quelle canzoni una semplice playlist, fuori in poche settimane. Invece, valorizzare ogni pezzo, uno per uno, è molto più nelle mie corde. Ho già pubblicato sei brani, e adesso con ‘L’ultima notte’ e altri due inediti lancio e accompagno questo nuovo lavoro. Quanto alla scrittura, sono partito da due concetti: nel “lato A” ho esplorato la “geografia esteriore”, con i quattro elementi di fuoco, terra, aria e acqua; nel “lato B”, quella “interiore”, fatta di emozioni. Ho provato a dipingere una “geografia musicale” che parte dagli elementi e arriva all’anima.

Fra tutte le canzoni che hai scritto o interpretato, ce n’è una che ti descrive? “Spacca il cielo con me” mi piace molto, perché la vita è davvero condivisione: le cose belle o brutte hanno un sapore diverso se le condividiamo con qualcuno, con la persona amata, con i figli, con gli amici… Vivere i sogni insieme a qualcuno a cui vuoi bene, poter spaccare il cielo insieme, è un vero punto d’arrivo.

La collaborazione con Andrea Barbi come ambasciatori delle eccellenze DOP e IGP dell’Emilia-Romagna unisce musica, territorio, racconto. Come le tue radici emiliane influenzano la tua arte? Essere ambasciatori con Andrea è una delle cose belle che la vita ti regala all’improvviso. Tutto è partito da una presentazione del mio libro ‘Salutami tuo fratello’: lì abbiamo capito che dal libro poteva nascere uno spettacolo da palco. Da poche presentazioni a oggi siamo a 250 in 4 anni! C’è una grande sintonia. Parlare di Emilia desta curiosità ovunque andiamo; si sente la passione che ci mettiamo perché amiamo molto le nostre radici: cibi, musiche, posti, bar, gente, il modo di dialogare… mi piace raccontare tutto con orgoglio e leggerezza. Non racconto la mia terra perché me la invento, la racconto perché la amo e la vivo. Penso che sia questo che arriva.

Sai coniugare musica, narrazione e performance teatrale. Come riesci a far convivere queste forme? Ho trovato un bilanciamento che amo. Porto avanti il “doppio spettacolo”: il classico concerto rock con la band nelle piazze – energia pura, liberatoria – ma anche la dimensione più intima dello spettacolo teatrale. Da ragazzo volevo essere l’amico che faceva cantare tutti attorno al falò, e questa attitudine, insieme all’amore per i grandi cantautori-raccontatori emiliani (Guccini, Mingardi…) mi permette di essere a mio agio sia come narratore che come musicista. Voce, chitarra e tanta convivialità.

Oltre 900 concerti e una presenza digitale importante, ma anche discreta. Come vivi oggi il rapporto col pubblico e come credi siano cambiati i social dal lockdown a oggi? Vivo i social come momento di condivisione, racconto quello che faccio musicalmente, ma ogni tanto apro una finestra sulla mia famiglia, con discrezione. Il Covid è stato un grande amplificatore: ora tutti, anche i più riluttanti, usano i social. Mi sembra che ora si vada un po’ più verso la verità, dopo anni di filtri e perfezione estetica. Io sto in vetrina facendo quello che so fare, senza snaturarmi, puntando sul contenuto più che sulla forma. La cosa più bella dei social è il contatto diretto: spesso dopo i concerti mi scrivono in privato, raccontandomi emozioni e storie vissute. Sono queste le cose che restano davvero.

Dato che abbiamo parlato di linguaggi social, se dovessi proporre un hashtag per questo album, quale sarebbe? Direi che la mappa è proprio la chiave: l’album si chiama ‘Maps’, manuale alternativo per sentire, quindi l’hashtag sarebbe #viaggiodentroefuorilamusica.


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