Articolo di Patrizia D’Amora
C’è stato un tempo in cui l’estate era scandita dalle note del Festivalbar. Oggi, l’energia si sposta verso i concerti dal vivo, veri e propri catalizzatori di folle, che trasformano stadi e ippodromi in arene pulsanti.
Abbiamo partecipato al Firenze Rocks, all’Ippodromo delle Cascine, per i 40 anni di attività dei Guns N’ Roses.
Il 12 giugno a Firenze era già piena estate, con termometri a 33 gradi.
Nonostante l’afa, l’atmosfera in Viale degli Olmi era carica di attesa. Mentre ci avvicinavamo all’ingresso, le note di “Patience” suonate da un artista di strada erano un promemoria di come anche i piccoli gesti possano arricchire l’esperienza. I controlli d’ingresso scorrevano veloci, un segnale positivo per un’organizzazione efficiente, che riduce i tempi di attesa e, di conseguenza, l’eventuale dispersione di risorse.
Alle 17:00, la line-up ha preso il via con i “Rival Sons” e il trio messicano “The Warning”. I Rival Sons, che avevamo già apprezzato al Montreux Jazz Festival, sono stati una conferma, mentre i “Falling In Reverse”, capitanati da Ronnie Radke, hanno infiammato il pubblico con un mix di generi.
L’attesa per i Guns N’ Roses cresceva, con immagini del loro iconico logo che si susseguivano sul palco. Finalmente, Slash ha introdotto “Welcome to the Jungle”, scatenando un boato di energia palpabile. Axl Rose, a 63 anni, ha dimostrato una grinta inarrestabile per 180 minuti, correndo da un lato all’altro del palco senza fermarsi, e cantando 29 su 30 canzoni dal vivo. Un’esibizione che dimostra una dedizione impressionante, anche se la voce non è più quella di un tempo.
È interessante notare come l’energia di un concerto dal vivo, con artisti che si spendono sul palco senza ricorrere al playback, sia un valore aggiunto. Quando le luci si sono abbassate per “November Rain”, Axl al pianoforte ha dimostrato la sua versatilità. La voce emozionata di Axl si è intrecciata con quelle del bassista Duff McKagan e della talentuosa tastierista Melissa Reese, pilastri fondamentali per il sostegno vocale.
Ma l’anima della band rimane Slash, i cui assoli di chitarra con Richard Fortus hanno infiammato il pubblico.
Migliaia le persone presenti, dai giovani che ballavano al ritmo della chitarra di Slash ai meno giovani che cantavano a memoria. Poi, i fan stranieri con le loro magliette vintage. All’improvviso, un papà con la sua bambina bionda di 5 anni, con lo zaino di Spider Man, cuffie verdi e una maglietta lilla, alzavano le braccia al cielo mostrando l’iconico gesto rock delle corna mentre i Guns N’ Roses suonavano “Paradise City”.
La Musica crea ricordi indelebili che possono connettere generazioni.



Articolo di Patrizia D’Amora






