Intervista realizzata da Grazia Serra
Premiata dal voto dei Giornalisti Cinematografici italiani per la miglior serie ‘Dramedy’ è “Tutto chiede salvezza – stagione 2” (Netflix), diretta da Francesco Bruni e prodotta da Roberto Sessa (Picomedia).
I Nastri d’Argento sono andati alla produzione e al regista che è anche autore della sceneggiatura con Daniela Gambaro e con lo scrittore Daniele Mencarelli, autore del libro da cui è tratta la serie.


L’INTERVISTA
A “Tutto chiede salvezza – stagione 2”, un Nastro d’Argento importante… Importantissimo perché, secondo me, è la prova del fatto che, quando si costruisce un mondo narrativo partendo da un romanzo, come nel nostro caso, e quel mondo ha uno spessore e un valore profondo, si può andare avanti anche per più stagioni. Molti, quando è partita la prima stagione dicevano che, per il tipo di romanzo al quale era ispirata, non ci sarebbe potuta essere una seconda stagione. Invece, secondo me, ciò che conta realmente è la capacità di maneggiare i linguaggi. Il grande successo che ha avuto la serie non è scontato perché tratta temi difficili, di cui a volte si preferisce non parlare. Invece, è importante dare voce a chi non ha voce: questo è uno dei principi fondanti della Cultura. Ogni epoca deve affrontare problemi seri come la malattia mentale con codici nuovi e attuali. La serialità è un codice nuovo che intercetta un pubblico ampio, anche quello dei giovani. Spesso i lettori o gli spettatori sono molto più avanti di quanto gli editori o i produttori immaginano.
Quando hai scritto il romanzo hai mai immaginato che sarebbe diventato una serie e che avrebbe vinto il Nastro d’Argento? No. Ovviamente, i sogni ad occhi aperti li facciamo tutti. Percepivo, però, che il tema era talmente importante da dover essere condiviso il più possibile. Ho vissuto questo tema. Ho girato luoghi di cura. Ho nutrito la speranza che quel tema fosse davvero riconosciuto. Questo premio è un magnifico momento di gratificazione per il lavoro svolto.
Secondo te si parla abbastanza di TSO? Quali sono le urgenze in questo momento? Io credo che uno dei temi sotto narrati di questo Paese sia la Sanità. Alla psichiatria viene destinato circa il 5-6% della spesa totale della sanità in Italia, nonostante l’esplosione dei problemi legati a patologie psichiatriche. Il TSO può essere una forma che serve all’utente, al paziente, al cittadino, all’essere umano; servono, però, i modelli narrativi e gli approcci per somministrare un TSO. Bisogna sapersi relazionare con il paziente e la sua famiglia con empatia e professionalità.
C’è già un nuovo progetto a cui stai lavorando? Sì, i progetti sono tanti. La mia idea è sempre esplorare a temi sotto narrati, rispetto ad altri che vengono, secondo me, sovraesposti.
Grazie a Daniele Mancarelli, per il suo talento schietto e sincero.
Intervista realizzata da Grazia Serra







