Nell’era della moda consapevole, anche il beachwear si tinge di verde. Il copricostume — capo ibrido, funzionale e ormai indispensabile tra spiaggia e aperitivo — evolve in chiave sostenibile, diventando simbolo di un’estetica responsabile. Dalle fibre naturali alle tecnologie tessili a basso impatto ambientale, ecco i materiali, i brand e le scelte più virtuose per chi non vuole rinunciare a stile, comfort e rispetto per il pianeta.
Per la donna, il copricostume è un vero e proprio statement di stile. I brand più attenti all’ambiente propongono caftani, chemisier, parei e kimono realizzati in tessuti naturali come il lino biologico — coltivato senza pesticidi e con un ridotto consumo idrico — o in viscose innovative come il TENCEL™ Modal, derivato da legno di faggio proveniente da foreste gestite in modo sostenibile e certificato FSC.
Cresce anche l’uso di fibre rigenerate: il cupro, spesso chiamato “la seta vegana”, è una scelta sofisticata e cruelty-free, così come il SEAQUAL® YARN, filato ottenuto da plastica marina riciclata. Marchi come Mara Hoffman, Reformation e la italiana CasaGIN investono in filiere tracciabili e modelli durevoli, in grado di coniugare leggerezza e responsabilità.
Il copricostume maschile vive una riscoperta stilistica. Oltre alla classica camicia in cotone — oggi preferibilmente in versione organica, GOTS certified — si affermano le overshirt tecniche in tessuto riciclato e i sarong in tela di bamboo, ispirati alla tradizione del Sud-Est asiatico, reinterpretati in chiave urbana e sostenibile.
Il hemp (canapa) si conferma uno dei materiali più promettenti: resistente, naturalmente antibatterico e a basso consumo idrico, è perfetto per copricostumi informali dal sapore boho. Brand come Outerknown, Patagonia e KnowledgeCotton Apparel dimostrano che la sostenibilità maschile può essere al tempo stesso pragmatica, performante e raffinata.
Nel mondo del kidswear, la sostenibilità è anche una questione di salute. I copricostumi per bambini prediligono tessuti delicati, ipoallergenici e traspiranti. Il cotone biologico certificato è la scelta più diffusa, spesso affiancato da fibre miste in bambù e TENCEL™ Lyocell, che garantiscono freschezza e morbidezza sulla pelle.
L’attenzione si concentra anche su tinture naturali e pigmenti privi di metalli pesanti, per capi sicuri e a basso impatto ambientale. Marchi come Frugi, Poudre Organic o l’italiana Loulou Wear lavorano con piccole produzioni artigianali e design senza tempo, pensati per essere riutilizzati e tramandati.
Il vero copricostume green non si limita alla scelta del tessuto. Un packaging in carta riciclata, una supply chain trasparente, una produzione a km zero o in laboratori etici fanno la differenza. La tracciabilità dei materiali, le certificazioni ambientali e sociali (GOTS, OEKO-TEX®, Fair Wear Foundation) sono oggi strumenti fondamentali per distinguere tra reale impegno e greenwashing.
Il copricostume sostenibile è più di un accessorio stagionale: è un manifesto di responsabilità quotidiana. Una scelta che riflette valori, visioni e un nuovo rapporto con l’ambiente, da trasmettere anche alle nuove generazioni. Perché oggi vestirsi bene significa anche pensare meglio.





