Dopo oltre una settimana dalla conclusione della Cerimonia ufficiale del trentennale, si continua a parlare del Premio Penisola Sorrentina. Nextenne era presente a Sorrento per portare i suoi Lettori sul prestigioso carpet dell'Evento...

Nella cornice incantata di Sorrento, la serata della premiazione del trentennale Premio Penisola Sorrentina si è distinta come apice dell’incontro tra tradizione e innovazione nel settore audiovisivo. Il Teatro Tasso, illuminato dalle suggestioni musicali di Danilo Rea che ha regalato al pubblico una struggente “Caruso”, ha fatto da scenario ad uno spettacolo che ha intrecciato emozione e professionalità, celebrando trent’anni di storie scritte e vissute nella Penisola. Non solo una celebrazione, ma un vero viaggio narrativo condotto da Mario Esposito, che ha guidato platea e addetti ai lavori tra le tappe più significative del Premio, esaltando il valore umano e artistico delle eccellenze premiate. Il Premio dedicato all’indimenticato Arturo Esposito, padre di Mario, ha una storia che sa di talento e di famiglia.

Grandi nomi, pieni di talento e spessore, e grandi sorrisi che si sono alternati sul palco del trentennale: da Violante Placido, a Simona Cavallari, a Flavio Insinna. Nomi che hanno saputo affascinare una platea trasversale, intervistati sul palco dalla voce sapiente di Francesco Branchetti.


Tutti i premiati sono rimasti affascinati dalla potente magia di Sorrento. Danny Quinn ha portato al trentennale il fascino senza tempo della sua famiglia e della sua storia personale.
Ho sentito spesso, sul piano psicologico, il peso di essere figlio di mio padre, ma quella pressione era il bisogno di poter camminare sulle mie gambe. Sono sempre stato piuttosto indipendente, ho costruito la mia crescita personale lontano dai riflettori. La mia famiglia era costantemente in viaggio, mi sono sempre sentito cittadino del mondo e sono stato abituato ad apprezzare la bellezza dei luoghi. Sorrento è splendida.
Danny Quinn

Tra i momenti più intensi, la testimonianza di Stefano Dionisi, omaggiato per la sua lunga carriera e il suo legame con il cinema d’autore. Il suo racconto si è legato agli omaggi a “Maccaroni” di Ettore Scola e Marcello Mastroianni, sapienti evocazioni del tempo e della memoria.
Sorrento è una città meravigliosa, e le persone qui sono davvero calorose: hanno un’ospitalità unica. Il cinema è il mio mestiere da una vita, ormai da quarant’anni, e mi ha permesso di viaggiare molto e di vivere esperienze straordinarie.
Stefano Dionisi

Ampio spazio anche all’attualità audiovisiva con la presenza di Luca Manfredi, regista di biopic d’autore.
Mi fa molto piacere essere tornato a Sorrento: è la mia seconda volta qui. Ho una particolare passione per i film biografici… Spero che il cinema continui a riempire le sale, perché la condivisione di uno spettacolo è qualcosa di fondamentale.
Luca Manfredi
Queste riflessioni hanno anticipato la presentazione della giovane interprete Aurora Venosa, al suo debutto nella fiction “La Preside” su Rai 1.

Sono davvero molto emozionata e felice di essere al Trentennale del Premio Penisola Sorrentina. Artisticamente nasco come cantante, ma mettermi alla prova come attrice è stata un’esperienza importante e formativa.
Aurora Venosa
A rendere universale il linguaggio della serata, l’intervento musicale e verbale di Franco Simone, che ha sottolineato la magia del luogo e del momento

Venire a Sorrento è sempre qualcosa di magico: è una terra benedetta da Dio e da Madre Natura… Il cinema ci aiuta a sognare, e la sala, con i suoi effetti sonori e il suo buio pieno di luce, resta un luogo insostituibile.
Franco Simone

La chiusura dell’evento ha lasciato in eredità un’idea di “viaggio continuo”, segno che il Premio non si esaurisce nell’istante della celebrazione, ma si rinnova attraverso la bellezza e la memoria. In una serata dove luci, immagini, musica e parole hanno dipinto la Penisola Sorrentina come teatro privilegiato del racconto audiovisivo, il gala ha restituito all’industria uno sguardo consapevole, affettuoso, e pronto al futuro.

Fotografie di Salvatore Gerardi






