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Città Clima 2025: 811 eventi meteo estremi dal 2015. Solo 4 città su 10 hanno un piano di adattamento

Stefano Michero by Stefano Michero
Gennaio 19, 2026
Reading Time: 5 mins read

Roma, 7 novembre 2025. In vista di COP30 (Brasile) e del Climate Pride del 15 novembre, Legambiente pubblica il nuovo report “Città Clima – Speciale governance per l’adattamento al clima delle aree urbane”. Focus: i 136 Comuni italiani oltre 50mila abitanti (dove vivono 18,6 milioni di persone, 31,5% della popolazione).

Dati nazionali / quadro generale

  • 811 eventi meteo estremi in 11 anni (2015–settembre 2025); 97 solo nel 2025 (gen–set).
  • Eventi più frequenti: allagamenti da piogge intense (371), raffiche/trombe d’aria (167), esondazioni fluviali (60).
  • 55 danni alle infrastrutture (soprattutto reti di trasporto) e 33 da grandinate.
  • Adozione piani/strategie di adattamento: solo 39,7% dei 136 Comuni.

Focus per classi di città

  • 50–150mila abitanti: qui si concentra il 48% degli eventi; tra i più colpiti Agrigento (28), Ancona (14), Forlì (11), Como (11), Fiumicino (11).
  • 150–500mila: Bari (33), Bologna (18), Firenze (14), Catania (13), poi Reggio Calabria/Modena/Livorno (9), Messina (8), Prato/Perugia (7).
  • Oltre 500mila: Roma (93), Milano (40), Genova (36), Palermo (32), Napoli (20), Torino (13).

Dove mancano i piani

  • Grandi città: Napoli è l’unica senza piano/strategia; Roma ha approvato la strategia nel 2025; Milano e Genova già dotate.
  • 150–500mila: Bari, Reggio Calabria, Prato, Perugia senza piano.
  • 50–150mila: Fiumicino, Como, Lamezia Terme, Massa, Potenza senza piano.

Governance dell’adattamento: cosa dice il report

  • Piani nei Comuni 50–150mila: solo 32% sì (68% no).
  • Nei 150–500mila: 70% sì (30% no).
  • Nelle grandi città: 83% sì (17% no).
    Legambiente chiede: attivazione e finanziamento del PNACC, legge nazionale contro il consumo di suolo, Osservatorio nazionale per l’adattamento (non ancora istituito), criteri minimi nazionali per i Piani urbani di adattamento (sul modello PUMS), stop edificazioni in aree a rischio, riapertura fossi/fiumi tombati, diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile (SUDS).

Zoom Liguria

Genova rientra nel cluster delle grandi città più colpite con 36 eventi meteo estremi 2015–2025, ed è tra i capoluoghi che hanno piani/strategie di adattamento. Nel contesto ligure, il tema prioritario resta la gestione del rischio idraulico e delle ondate di calore in aree urbane densamente costruite e con orografia complessa.

Analisi e interpretazione

L’evidenza è doppia: intensità/ricorrenza degli eventi cresce, ma la copertura pianificatoria non tiene il passo, specie nei centri 50–150mila. Dove esistono piani, la reazione è più rapida e coordinata (allerta, opere verdi, manutenzione corsi d’acqua, SUDS, ombreggiamento urbano). L’assenza del PNACC operativo genera invece ritardi “a cascata” sui piani locali e sull’accesso a risorse dedicate.

Quali prospettive?

L’agenda urbana per l’adattamento non è opinione: è sicurezza (persone, imprese, infrastrutture) e continuità economica. Le priorità operative:

  1. Finanziare e attuare il PNACC con criteri chiari per i piani urbani.
  2. Legge sul consumo di suolo e divieto di edificazione in aree a rischio.
  3. Manutenzione ecologica dei reticoli idrici e SUDS al posto di asfalto/cemento.
  4. Osservatorio nazionale per priorità territoriali e verifica dell’efficacia.
    Nextenne seguirà i casi liguri (in primis Genova) e i cantieri di adattamento, incrociando dati e buone pratiche.

I DATI CHIAVE

  • 811 eventi meteo estremi (2015–set 2025); 97 nel 2025 (gen–set).
  • 136 città >50k ab. (18,6 mln residenti; 31,5% pop.).
  • Eventi top: allagamenti 371, vento/trombe 167, esondazioni 60.
  • 55 danni a infrastrutture; 33 da grandinate.
  • Piani/strategie: 39,7% dei Comuni (sì).
  • Grandi città: Roma 93, Milano 40, Genova 36, Palermo 32, Napoli 20, Torino 13.
  • Piani per fasce: 50–150k 32% sì; 150–500k 70% sì; >500k 83% sì.
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