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Agricoltura, l’oro d’Italia tra primati e crisi climatica

Stefano Michero by Stefano Michero
Gennaio 21, 2026
Reading Time: 7 mins read

L’agricoltura è il “grande oro” dell’Italia, ma oggi è un patrimonio fragile. Al VII Forum nazionale sull’agroecologia circolare, Legambiente ha messo al centro il ruolo strategico del comparto agricolo e le sue vulnerabilità, tra crisi climatica, modelli intensivi e ritardi nelle politiche di adattamento.

Secondo i dati ISTAT richiamati dall’associazione, nel 2024 l’agricoltura italiana ha conquistato il primato europeo per valore aggiunto, superando i 42 miliardi di euro e registrando un +9% rispetto al 2023. Il settore può contare su 583 prodotti DOP e 266 IGP, per un totale di 853 specialità riconosciute, mentre il biologico ha superato il 20% della SAU nazionale in base ai dati Sinab 2024, avvicinando il Paese al target del 25% previsto dal Green Deal al 2030.


In breve

  • L’agricoltura italiana nel 2024 guida l’Europa per valore aggiunto: oltre 42 miliardi di euro, +9% sul 2023.
  • Oltre 800 prodotti DOP e IGP e più del 20% della SAU coltivata a biologico confermano la forza del made in Italy agroalimentare.
  • Crisi climatica, concentrazione fondiaria e squilibri di filiera mettono in difficoltà aziende medie e piccole e interi territori rurali.
  • Dal VII Forum Agroecologia Circolare arrivano tredici proposte di Legambiente a Governo e UE, con al centro agroecologia, adattamento, consumo di suolo, PAC, acqua e pesticidi.
  • Undici “Ambasciatori dell’Agroecologia” 2025 mostrano come qualità, inclusione e innovazione possano rigenerare comunità e paesaggi agricoli.

Numeri, qualità e crescita del biologico

Il profilo produttivo dell’agricoltura italiana resta di primo piano. Il primato europeo per valore aggiunto, i 42 miliardi di euro registrati nel 2024 e la crescita del 9% in un solo anno delineano un comparto che continua a generare ricchezza e occupazione. Il paniere agroalimentare con 583 DOP e 266 IGP conferma la centralità delle filiere di qualità.

La crescita del biologico è un altro elemento significativo: oltre il 20% della superficie agricola utilizzata risulta coltivata secondo i disciplinari bio, in linea con il percorso verso l’obiettivo europeo del 25% entro il 2030. Si tratta di una trasformazione che coinvolge anche le nuove generazioni, con sempre più giovani che scelgono di lavorare in agricoltura puntando su qualità, sostenibilità e innovazione.

Gli oltre 200 “Ambasciatori dell’Agroecologia” individuati e premiati negli anni da Legambiente, undici nel 2025, rappresentano per l’associazione un osservatorio diffuso sulle pratiche che già oggi coniugano produzione, tutela del territorio e coesione sociale.


Crisi climatica, modello intensivo e squilibri di filiera

Accanto ai punti di forza emergono fattori di vulnerabilità che rischiano di erodere nel tempo questi risultati. La crisi climatica si manifesta con siccità e alluvioni sempre più frequenti, spostamento degli areali colturali e perdita di produttività. Diverse colture tipiche mediterranee mostrano già segni di stress termico, con le aree di vocazionalità che tendono a spostarsi verso Nord e verso altitudini maggiori.

Sul fronte zootecnico pesano importazioni elevate di foraggi e mangimi, in particolare soia e mais, ritardi nella riduzione dei carichi emissivi e nella diminuzione della densità dei capi, oltre alla difficoltà di orientare produzioni e consumi verso modelli basati sulla qualità più che sulla quantità. Qui sta il nodo.

Negli ultimi 38 anni sono scomparse due aziende agricole su tre e la dimensione media delle imprese si è più che raddoppiata, con una forte concentrazione fondiaria. Secondo i dati ricordati da Legambiente, l’80% delle risorse della PAC continua a finire al 20% delle aziende, mentre solo 1,5 euro su 100 spesi dal consumatore arrivano all’agricoltore, in base alle elaborazioni ISMEA richiamate nel comunicato.

Per chi vive e lavora nei campi, è un equilibrio difficile. Lo spopolamento di aree collinari e montane, la perdita di presidi agricoli e ambientali e l’abbandono dei terreni aumentano il rischio di dissesto idrogeologico e riducono la capacità di cura del paesaggio.


Le priorità delle tredici proposte a Italia ed Europa

Per Legambiente la risposta passa dall’agroecologia come bussola per le politiche agricole nazionali ed europee. Dal Forum emergono tredici proposte: otto rivolte al Governo Meloni e cinque alle istituzioni dell’Unione europea.

Sul fronte nazionale, le richieste ruotano attorno ad alcune priorità:

  • rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici in agricoltura, destinando le risorse necessarie;
  • approvare una legge nazionale per fermare il consumo di suolo, proteggendo in particolare le superfici agricole;
  • sostenere in modo strutturale le imprese agricole e zootecniche delle aree interne e montane, contrastando spopolamento e abbandono;
  • definire un piano nazionale per il biologico e la ristorazione collettiva, con incentivi per le mense pubbliche bio, misure fiscali dedicate e una strategia per moltiplicare i biodistretti;
  • promuovere agrivoltaico e biometano di qualità con regole chiare, iter autorizzativi adeguati, criteri ambientali rigorosi e incentivi per i progetti che aumentano resilienza, reddito e tutela del suolo.

Altre richieste riguardano una legge sulle agromafie e sull’agropirateria, il rafforzamento dei controlli su sfruttamento e caporalato e norme specifiche contro i pesticidi illegali, insieme all’approvazione del DPR sul riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura.

Verso Bruxelles l’associazione chiede di riportare al centro del Green Deal le strategie Farm to Fork e Biodiversity 2030, ridisegnare la PAC premiando la qualità e le buone pratiche ambientali e climatiche e mettere in campo un “Blue Deal” europeo per l’acqua, con investimenti e regole comuni su colture meno idroesigenti, rotazioni, fertilità dei suoli, irrigazione efficiente, infrastrutture verdi e riuso delle risorse idriche. A questo si aggiunge la richiesta di un percorso di uscita dal glifosato e dai neonicotinoidi e di norme più severe sul multiresiduo, con limiti più cautelativi e un monitoraggio trasparente in tutti i Paesi membri.


Agroecologia come strada obbligata

Nelle dichiarazioni rilasciate al Forum, Legambiente lega in modo esplicito il futuro dell’agricoltura italiana all’agroecologia.

«L’unica strada per garantire resilienza, qualità, sostenibilità, competitività e futuro all’agricoltura italiana è quella dell’agroecologia» commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Ciafani sottolinea che agrivoltaico e biometano, se ben progettati, possono rafforzare il reddito aziendale e la capacità di adattamento climatico ed evitare gravi perdite produttive dei raccolti. Il presidente invita inoltre a modificare l’articolo 5 del Decreto Agricoltura, che vieta il fotovoltaico a terra anche su terreni inquinati o non produttivi, e a approvare una legge contro il consumo di suolo attesa da anni.

«L’agricoltura italiana o sceglie con coraggio la strada dell’agroecologia oppure continuerà a rincorrere un modello intensivo che ha prodotto impoverimento dei territori, crollo del reddito agricolo e vulnerabilità crescente di fronte alla crisi climatica» dichiara Angelo Gentili, responsabile nazionale agricoltura di Legambiente. Gentili richiama la necessità di una nuova PAC coerente con le strategie Farm to Fork, Biodiversity 2030 e il Green Deal, di filiere agroalimentari più orientate alla qualità, di un freno ad agricoltura e zootecnia intensive, del ripristino di norme ambiziose sulla riduzione dei pesticidi e di investimenti nelle aree interne, nelle misure agroecologiche e nel biologico.


Ambasciatori dell’Agroecologia 2025: undici esempi di rigenerazione

Il Forum è stato anche l’occasione per premiare undici “Ambasciatori dell’Agroecologia 2025”, realtà che traducono in pratica i principi di agroecologia, tutela della biodiversità e innovazione sociale. Le esperienze selezionate coprono contesti diversi: agricoltura sociale, rigenerazione di terreni confiscati alla criminalità organizzata, agricoltura rigenerativa nelle aree interne, progetti educativi su api, ecosistemi ed erbe spontanee.

In Umbria, BUBO Social Farm utilizza orti biologici e fattorie didattiche come strumenti di inclusione, con percorsi di ortoterapia e attività con gli animali per persone fragili. In Puglia, la cooperativa Qualcosa di Diverso lavora su 50 ettari confiscati alla criminalità organizzata, rigenerati attraverso pratiche agroecologiche, lavoro comunitario e produzioni biologiche. In Veneto, S’Infiora Fattoria Bio affianca la produzione di miele biologico a percorsi educativi sulla vita delle api e sull’importanza degli ecosistemi.

Insieme alle altre realtà premiate, queste esperienze mostrano come l’agroecologia possa diventare infrastruttura sociale oltre che modello produttivo, contribuendo a costruire paesaggi rurali più resilienti e comunità più coese. Il VII Forum Agroecologia Circolare si inserisce in questo percorso come tappa del lavoro associativo di Legambiente verso un “Clean Industrial Deal Made in Italy”.


Dati in sintesi

  • 42 miliardi di euro: valore aggiunto dell’agricoltura italiana nel 2024.
  • +9%: crescita del valore aggiunto rispetto al 2023.
  • 583 prodotti DOP e 266 IGP, per un totale di 853 riconoscimenti.
  • Oltre il 20%: quota della SAU nazionale coltivata a biologico (dati Sinab 2024).
  • Due aziende agricole su tre scomparse negli ultimi 38 anni.
  • 80% delle risorse PAC destinato al 20% delle aziende.
  • 1,5 euro su 100 spesi dal consumatore arrivano all’agricoltore (dato ISMEA richiamato nel comunicato).
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