In breve
A Sestu (Cagliari) è stato inaugurato Hyround, il primo impianto in Italia che produce idrogeno verde e lo collega direttamente a una rete cittadina di distribuzione del gas. Produce idrogeno tramite elettrolisi alimentata da un campo fotovoltaico (1 MWp). La produzione iniziale è di circa 21 tonnellate/anno, destinata a salire a 70 tonnellate/anno entro il 2028. L’idrogeno servirà autobus pubblici, usi industriali (caseario) e sarà immesso in blending nella rete per utenze domestiche. Investimento complessivo: ~15 milioni di euro, di cui 1,5 milioni dal PNRR. Il progetto è presentato da Italgas e sostenuto dal Ministero dell’Ambiente; è anche il primo esempio in Ue di blending destinato agli usi finali disciplinato da un Protocollo operativo con MASE e CIG.
Indice dei paragrafi
- Il fatto in poche righe
- Perché Hyround conta (oltre l’inaugurazione)
- Tecnologia: Power-to-Gas, fotovoltaico ed elettrolisi
- Produzione, usi e numeri chiave
- Finanza e governance: investimenti e protocollo operativo
- Perché la Sardegna è scelta strategica
- Implicazioni per l’Italia: replicabilità e ruolo nazionale
- Limiti, rischi e domande aperte
- Conclusione e valore politico-strategico
- In sintesi
1. Il fatto in poche righe
Hyround è operativo. L’impianto nasce come esperimento industriale e sociale. Produce idrogeno verde da energia solare. È il primo caso italiano con collegamento diretto alla rete cittadina del gas. Serve una molteplicità di usi: trasporto pubblico, industria e utenze domestiche in blending. Il taglio del nastro ha visto la presenza del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dei vertici di Italgas.
2. Perché Hyround conta (oltre l’inaugurazione)
Non è solo un impianto pilota. È una dimostrazione pratica di concetti che la politica e l’industria citano da anni: sector coupling, integrazione reti gas-elettrico e valorizzazione dei gas rinnovabili. Hyround mette insieme produzione, stoccaggio e distribuzione. Mostra come l’idrogeno verde possa servire contemporaneamente la mobilità, l’industria e gli usi residenziali. Questo è il punto di svolta che rende l’energia rinnovabile più flessibile e utilizzabile dove l’elettrificazione diretta è più complicata.
3. Tecnologia: Power-to-Gas, fotovoltaico ed elettrolisi
Il cuore tecnologico è la tecnologia Power-to-Gas. L’energia elettrica prodotta dal fotovoltaico alimenta un elettrolizzatore. L’elettrolisi separa l’idrogeno dall’acqua. A Sestu il campo fotovoltaico è di 1 MW di picco, realizzato con 1.746 pannelli. L’elettrolizzatore ha una potenza di 0,5 MW. Questa infrastruttura permette la produzione di idrogeno “verde”, cioè generato senza emissioni dirette di CO₂ perché alimentato da rinnovabili.
4. Produzione, usi e numeri chiave
La produzione iniziale è di circa 21 tonnellate/anno. L’obiettivo di sviluppo è 70 tonnellate/anno entro il 2028. L’idrogeno prodotto ha tre destinazioni: alimentare una flotta di autobus pubblici; essere miscelato con gas naturale per clienti della rete cittadina; approvvigionare i processi produttivi di un’industria casearia locale. Il progetto include anche una stazione di rifornimento per autotrazione, finanziata in parte con fondi del PNRR.
5. Finanza e governance: investimenti e protocollo operativo
L’investimento complessivo è di circa 15 milioni di euro, di cui 1,5 milioni dal PNRR per la stazione di rifornimento. Le modalità d’impiego e sperimentazione sono regolate da un Protocollo Operativo firmato da Italgas, dal Ministero dell’Ambiente (MASE) e dal Comitato Italiano Gas (CIG). Questo quadro normativo e operativo è cruciale: disciplina blending, standard di esercizio e ruoli degli attori coinvolti. È un fattore che rende il progetto replicabile e sostenibile dal punto di vista regolatorio.
6. Perché la Sardegna è scelta strategica
La Sardegna è stata predisposta da Italgas con reti “native digitali”, capaci di gestire flussi complessi e gas rinnovabili. L’isola è quindi un laboratorio ideale. Qui le reti sono già pronte ad accogliere biometano, idrogeno e metano sintetico. Sestu diventa così un case study nazionale su come integrare le rinnovabili nella rete gas esistente, sfruttandone la capillarità e la capacità di stoccaggio.
7. Implicazioni per l’Italia: replicabilità e ruolo nazionale
Hyround prova che la rete del gas può essere parte integrante della transizione. Per l’Italia questo apre più strade rispetto a una strategia basata solo sulle batterie. L’idrogeno è anche un vettore di stoccaggio su larga scala. I vantaggi per aree portuali, industrie energivore e trasporto pubblico sono evidenti. Il modello è replicabile dove esistono infrastrutture gas modernizzate. Anche il collegamento con il PNRR mostra come i fondi pubblici possano de-riskare la fase iniziale della transizione.
8. Limiti, rischi e domande aperte
Hyround è un primo passo. Resta aperta la questione della scala. Da 21 a 70 tonnellate non basta per impatti sistemici immediati. Le domande principali: quale sarà il costo dell’idrogeno prodotto su scala? Quanto sarà competitivo rispetto ad alternative? Come si gestiranno i livelli di blending in sicurezza e con trasparenza per i consumatori? Inoltre, la replicabilità dipende dalla disponibilità di reti digitali e dalla volontà politica di sostenere progetti simili con regole chiare e incentivi.
9. Conclusione e valore politico-strategico
Hyround non è un prototipo isolato. È un segnale politico e industriale. Dimostra che la neutralità tecnologica e il coupling tra settori possono funzionare. Italgas parla di sicurezza energetica, sostenibilità e competitività dei costi. Il Ministero definisce la Sardegna laboratorio nazionale. Se il modello verrà mantenuto, raffinato e sostenuto con politiche stabili, Hyround può diventare riferimento per progetti simili in Italia. Rappresenta una strada concreta per decarbonizzare settori difficili da elettrificare direttamente: trasporti pesanti, processi industriali e usi termici.
10. In sintesi
Hyround porta l’idrogeno verde dalla sperimentazione alla rete cittadina. Produce idrogeno con energia solare. Serve autobus, industria e reti domestiche in blending. È finanziato con risorse private e PNRR. È un laboratorio replicabile dove esistono reti digitali del gas. Le potenzialità sono reali. Le sfide restano: scala, costo e governance. Se superate, Hyround può accelerare la transizione energetica italiana e diventare modello europeo.





