Francesca Comencini, Luca Bigazzi e Laura Delli Colli hanno presentato “Il tempo che ci vuole“
Un momento intenso, profondamente personale e carico di emozione ha segnato la presentazione del film Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini, presso la Cattedrale dell’Assunta del Castello Aragonese, in occasione dell’Ischia Film Festival 2025.

A introdurre l’incontro è stata Laura Delli Colli, che ha parlato di un film “che entra dentro”, un’opera che “rimane” e che “continuerà a far pensare anche una volta usciti dalla sala”.
Comencini ha accolto l’invito con commozione, ringraziando il festival per l’opportunità di presentare la sua opera in un luogo a lei profondamente caro: l’isola d’Ischia. Un luogo dell’anima, ha detto, legato ai ricordi familiari, alle estati vissute insieme ai genitori, alla scoperta dell’infanzia. “Mio padre ha amato quest’isola con passione”, ha raccontato, “e l’ha abbandonata con lo stesso struggimento”. Un padre — figura centrale del film — che ha lasciato un’impronta profonda nella vita della regista, non solo per il legame affettivo, ma per la sua visione del cinema e dell’esistenza umana.
Nata da una memoria personale, è, appunto, anche una riflessione universale sul rapporto padre-figlia. Come ha sottolineato Laura Delli Colli, in un anno in cui molti film hanno indagato il legame tra padri e figli, quello di Francesca Comencini si distingue per lo sguardo intimo e inedito con cui una figlia racconta il proprio padre. Una narrazione che non si limita alla biografia, ma che affronta con sincerità – e con coraggio – le complessità di un legame profondo e totalizzante.
A dialogare con la regista anche il direttore della fotografia Luca Bigazzi, da anni collaboratore di Comencini, che ha firmato anche questo film. Un rapporto di lunga data, fatto di confronto e discussione, ma sempre sorretto da una profonda fiducia reciproca. “Non c’è bisogno di sapere tutto”, ha detto Comencini, “un regista deve avere una visione e scegliere le persone giuste”.
Il film è un omaggio a un padre, a un uomo gentile, forte, antifascista, ma è anche una dichiarazione d’amore per il cinema. Un cinema che, come ha spiegato la regista, deve lasciare spazio alla vita, non sostituirla. “Oggi rischiamo di confondere le immagini con la realtà”, ha detto, “ma il cinema deve raccontare la vita, non rimpiazzarla”.
Laura Delli Colli ha evidenziato il contrasto emotivo che attraversa il film: momenti di profonda oscurità si alternano a una straordinaria solarità. Una dualità che restituisce la complessità dell’esperienza umana e che rende l’opera ancora più autentica. Bigazzi ha raccontato le difficoltà e le sfide affrontate, riconoscendo in Comencini un coraggio “ciclopico” nel mettere in scena una storia così personale.
Nel dialogo, non è mancata una riflessione sul valore della memoria e sulla necessità di raccontare, senza nostalgia, ciò che siamo stati in grado di essere. Questa storia è un film politico, nel senso più profondo del termine: personale e collettivo al tempo stesso.
Il titolo, che inizialmente doveva essere Prima la vita, ha trovato nel tempo la sua forma definitiva. Un tempo lungo, necessario, come ha ricordato la stessa regista, per trovare il coraggio di raccontare.
Alla fine dell’incontro, gli applausi e i ringraziamenti hanno suggellato una presentazione emozionante, che ha restituito non solo la forza di un film, ma anche la profondità di un rapporto tra cinema, memoria e identità.






