L’artigianato della provincia di Imperia ha chiuso il secondo trimestre 2026 con 129 iscrizioni e 82 cessazioni, per un saldo positivo di 47 imprese artigiane: la seconda migliore incidenza della Liguria sul totale delle registrate, pari allo 0,67% (elaborazione Centro Studi Confartigianato Liguria su dati Movimprese-InfoCamere). Il segno più tocca tutte e quattro le province liguri, ma nel Ponente la spinta arriva da un solo motore, l’edilizia.
A Imperia 7.076 imprese artigiane attive e un saldo di +47
Le imprese artigiane registrate in provincia di Imperia sono 7.119, di cui 7.076 attive (dati Confartigianato Liguria). Nel trimestre le 129 nuove iscrizioni hanno superato le 82 cessazioni, portando il saldo a +47. Rapportato allo stock delle registrate, il risultato vale un’incidenza dello 0,67%: dietro solo a La Spezia (0,71%) e davanti a Savona e Genova.
Il dettaglio settoriale spiega da dove nasce quel saldo. Le costruzioni aggiungono 22 imprese, le altre attività di servizi 18 e i servizi di supporto alle imprese 12. La manifattura artigiana, invece, chiude il trimestre a -4 (dati Confartigianato Liguria): l’unico comparto in negativo tra quelli rilevati per la provincia.
La crescita dell’artigianato di Imperia dipende dall’edilizia
Il conto è netto: le costruzioni valgono da sole 22 delle 47 imprese in più, il 47% dell’intero saldo provinciale dell’artigianato (elaborazione Nextenne su dati Confartigianato Liguria). Il resto del segno più arriva dai servizi. L’ossatura produttiva in senso stretto, la manifattura, non partecipa alla crescita: la sottrae.
Chi guadagna nel trimestre sono le imprese artigiane dell’edilizia e dei servizi; chi resta indietro è la fabbricazione. La distinzione pesa perché l’edilizia è un settore ciclico, legato alla coda degli incentivi e all’andamento dei cantieri, mentre la manifattura misura la capacità del territorio di produrre valore in modo strutturale.
Le quattro province liguri a confronto
Il confronto tra le province mostra lo stesso schema — crescita trainata dalle costruzioni — con un’eccezione che riguarda proprio Imperia. Genova concentra oltre la metà dell’artigianato regionale, La Spezia ha i valori assoluti più bassi ma l’incidenza più alta, e sul fronte manifatturiero Imperia è l’unica provincia di cui il dato di categoria riporta un saldo negativo.
| Provincia | Registrate | Saldo trim. | Incidenza | Traino principale |
|---|---|---|---|---|
| Genova | 22.504 | +109 | +0,49% | Costruzioni +59 |
| Savona | 8.106 | +39 | +0,48% | Altri servizi +16 |
| Imperia | 7.119 | +47 | +0,67% | Costruzioni +22 |
| La Spezia | 4.950 | +35 | +0,71% | Costruzioni +20 |
A Genova le 22.310 imprese artigiane attive generano un saldo di +109, sostenuto dalle costruzioni (+59), dalle attività amministrative e dai servizi di supporto (+17), dalla manifattura (+15) e dalle altre attività di servizi (+10). Savona chiude a +39, trainata dalle altre attività di servizi (+16), dalle costruzioni (+12) e dalla manifattura (+4). La Spezia registra +35 con l’incidenza regionale più elevata (0,71%): davanti ci sono le costruzioni (+20), le altre attività di servizi (+8) e il trasporto e magazzinaggio (+3).
Il confronto rende evidente il dato del Ponente: dove Confartigianato indica il segno della manifattura, Genova segna +15 e Savona +4; a Imperia il comparto è a -4 (dati Confartigianato Liguria).
In Liguria il motore è l’edilizia: +113 sui +230 complessivi
A livello regionale l’artigianato ligure chiude con 789 iscrizioni e 559 cessazioni, un saldo di +230 imprese su 42.679 registrate (42.410 attive), pari a un’incidenza dello 0,54% (dati Confartigianato Liguria). Le costruzioni, con 21.094 imprese registrate, pesano per un saldo di +113: da sole quasi la metà del segno più regionale. Seguono le altre attività di servizi (+52) e le attività amministrative e di supporto (+25).
Sul comparto manifatturiero il quadro regionale si stacca da quello nazionale: 98 iscrizioni e 82 cessazioni, saldo di +16 su 6.555 imprese registrate, mentre in Italia l’artigianato manifatturiero perde 241 imprese. Dentro la manifattura ligure crescono la produzione alimentare (+8), le altre attività manifatturiere (+7), la lavorazione del legno (+4) e la produzione di mobili (+2); resta sotto pressione la fabbricazione di prodotti in metallo, a -6.
«Il fatto che tutte e quattro le province chiudano il trimestre con un saldo positivo conferma la vitalità diffusa dell’artigianato ligure — commenta Giuseppe Pace, presidente di Confartigianato Liguria —. Il risultato della manifattura, in controtendenza rispetto al dato nazionale, dimostra inoltre che tradizione e innovazione possono generare competitività. La sfida ora è aiutare le nuove imprese a consolidarsi, accompagnandole nelle trasformazioni del mercato e nel ricambio generazionale».
La tenuta delle nuove imprese è la vera incognita
Il saldo positivo fotografa le aperture, non la solidità di ciò che nasce. Con una crescita appoggiata soprattutto sull’edilizia, la domanda che il dato lascia aperta riguarda i prossimi trimestri: se il ciclo dei cantieri rallenta, la manifattura del Ponente — che già oggi arretra — non è nella condizione di fare da cuscinetto. Le nuove imprese dell’artigianato nate in questa fase dovranno reggere in un contesto in cui il motore principale è anche il più esposto.
Sul fronte degli strumenti, Pace indica la direzione: «Valutiamo positivamente le misure attivate da Regione Liguria per facilitare l’accesso al credito, sostenere la formazione e l’apprendistato e accompagnare le imprese che operano nell’entroterra, dove fare impresa comporta spesso maggiori difficoltà. Auspichiamo inoltre un ulteriore intervento specificamente dedicato all’apertura delle nuove attività, capace di accompagnare gli imprenditori nella fase di avvio e nei primi anni di vita dell’azienda».
Il prossimo riscontro arriverà con il Report Movimprese del secondo trimestre della Camera di Commercio Riviere di Liguria, che dettaglierà i dati provinciali oltre l’elaborazione di categoria.






