Festival di Sanremo, affitti commerciali senza regole: Confcommercio pensa a un modello

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Gli affitti commerciali al Festival di Sanremo crescono del 20-25% in quattro anni senza alcuna regia, arrivando anche a 60.000 euro. Nextenne ha raccolto la proposta di Andrea Di Baldassare, presidente di Confcommercio Sanremo: un modello strutturato con il Comune per tutelare i commercianti permanenti.

L’intervista ad Andrea Di Baldassare su Spotify

In breve:

  • Secondo Andrea Di Baldassare, presidente di Confcommercio Sanremo, il mercato degli affitti commerciali al Festival è cresciuto in modo rilevante negli ultimi quattro-cinque anni
  • Fuori dalle zone rosse Rai, gli spazi affittati per il Festival restano «terra di nessuno»: nessuna regia pubblica o privata coordina il mercato
  • Due categorie principali di affittuari: quartieri generali degli artisti e spazi per brand e sponsor commerciali
  • Nel 2026 cresce la presenza di attività di somministrazione temporanea in locali non destinati a quell’uso, in concorrenza diretta con i pubblici esercizi permanenti
  • Confcommercio Sanremo propone tre fasce di sponsor con pacchetti definiti, un accordo formale con il Comune e un ufficio Festival operativo 365 giorni l’anno

Gli affitti commerciali al Festival di Sanremo: intervista ad Andrea Di Baldassare

Andrea Di Baldassare è presidente di Confcommercio Sanremo, l’associazione di categoria che rappresenta i commercianti della città durante tutto l’anno. Nextenne lo ha incontrato mentre il centro di Sanremo era già trasformato dalle attivazioni dei brand. Nei negozi della via principale, i cartelli degli sponsor avevano sostituito le vetrine ordinarie. È da questo scenario che parte la conversazione.


Vent’anni per arrivare qui: com’è nato il Festival fuori dall’Ariston?

Teatro Ariston di Sanremo durante il Festival 2026 - analisi impatto economico Festival Sanremo
Il teatro Ariston di Sanremo

Di Baldassare non ha dubbi: «Diciamo che oggi oramai dopo quasi vent’anni che la Confcommercio chiedeva di sdoganare il Festival si è arrivati, oramai da quattro-cinque anni, a questo Festival al di fuori del Teatro Ariston. Ed è un successo perché comunque si è creato il secondo Festival: uno è quello televisivo e l’altro è quello della città, quello che vediamo — del villaggio della città che sta vivendo a 360° la settimana del Festival.»

Di Baldassare ricostruisce la nascita del fenomeno in quattro fasi. La prima svolta è stata dell’amministrazione Zoccarato: «Il vero cambiamento è iniziato tutto dalla prima volta che l’amministrazione di Zoccarato fece uscire le radio e cantare sui balconi in Piazza Bresca.» La seconda svolta: «Il vero segnale è stato il Red Carpet creato dall’amministrazione Biancheri. Lì si sono aperti gli sponsor all’esterno dell’Ariston per poter pubblicizzare i loro prodotti.» La terza, sempre sotto Biancheri con Alessandro Sindoni — assessore al turismo e manifestazioni del Comune di Sanremo — è stata la realizzazione del palco di Piazza Colombo. «Da lì si sta allargando a macchia d’olio ogni anno sempre di più — e questo secondo me è il segreto di successo di quello che stiamo vivendo.»


Chi occupa questi spazi: artisti e brand, due logiche diverse

Intorno agli spazi commerciali del centro di Sanremo si sono strutturate due filiere distinte. Gli artisti cercano un quartiere generale per interagire con il pubblico e i media. Le grandi aziende, anche non legate al contesto musicale e festivaliero, invece, sfruttano l’affluenza per experience commerciali. Secondo fonti del mercato locale, i prezzi variano tra i 5.000 e i 60.000 euro a settimana per spazio privato. Il criterio è la metratura e la vicinanza al Teatro Ariston.

Di Baldassare conferma la distinzione: «Diciamo che ci sono due forme di realtà che stanno nascendo: quella dei quartieri generali degli artisti, che si creano il loro spazio dove poter interagire e promuovere la loro musica e la loro arte — come Achille Lauro che organizza la sua location perché oltre alla musica sta promuovendo anche la sua arte, quella della pittura. Dall’altra parte ci sono sponsor che invece affittano location proprio per promuovere il loro prodotto: parliamo dal Parmigiano Reggiano al Consorzio di San Daniele, ad Air Wick, a tutte le case che stanno arrivando a Sanremo. Il prezzo è in base sicuramente alla metratura, alla location più o meno vicino all’Ariston, all’affluenza della gente che ci può essere. Questo è il nuovo mondo che sta nascendo che, benissimo, ci sta ed è importantissimo quello che stiamo vivendo — diventa difficile gestirlo.»


Chi paga il conto: il nodo della concorrenza sleale

Il problema non è la crescita del mercato in sé degli affitti commerciali al Festival di Sanremo. È che questa crescita avviene senza regole, in uno spazio che nessuna istituzione presidia. Di Baldassare ha una definizione precisa per quello che accade fuori dalle zone gestite dalla Rai.


Fuori dalle zone Rai: «terra di nessuno»

affitti commerciali Festival di Sanremo – installazione Air Wick al porto di Sanremo durante la settimana del Festival 2026

«Da una parte c’è la Rai che nelle sue zone rosse, lavorando con Rai Pubblicità, decide dove farlo. Dall’altra parte, terra ad oggi di nessuno — intendo che ognuno è libero di fare ciò che vuole.» Di Baldassare riconosce che la libertà commerciale è la base del sistema. Aggiunge però che questa libertà, senza regole di tutela, rischia di diventare un problema strutturale per il commercio locale permanente.

Nell’edizione 2026 il segnale è già visibile: «Bisogna stare attenti perché può essere un boomerang. Ad oggi vediamo che quest’anno più degli altri anni stanno nascendo location dove c’era ristorazione, magari nei negozi di abbigliamento; il bar dove c’era il negozio di bulloni. Si sta stravolgendo un po’ il tutto e questo secondo me va monitorato. Non tanto perché si vuole avere il monopolio, ma per andare a tutelare quell’attività che per dodici mesi all’anno, anche nei periodi più difficili, rimane con le luci accese.»


Chi subisce la concorrenza: bar, ristoranti e negozi di prossimità

I bar, i ristoranti, i negozi di prossimità. Le stesse attività che il Festival dovrebbe sostenere economicamente durante la settimana più intensa dell’anno. Di Baldassare è diretto: «Il Festival ad oggi è l’evento più importante — a livello mediatico sicuramente ma anche a livello economico — per creare energie economiche per quelle attività che soffrono nei mesi di gennaio, novembre, ottobre.»

Il paradosso che vuole evitare è preciso. In quella settimana, queste attività si trovano in concorrenza con operatori che non hanno gli stessi costi di gestione. «Noi dobbiamo arrivare all’obiettivo che quei negozi intorno all’Ariston che vivono la calca delle persone, quei negozi che vendono abbigliamento, per una settimana hanno chiusure fiscali praticamente a zero. Noi dobbiamo fare in modo di aiutare quelle attività lì. Dobbiamo creare una regia che cerchi di aiutare quel piccolo negozietto che ha difficoltà a stare aperto e non incassare in quella settimana, e dar spazio tutelando le attività che già sono esistenti.»


La proposta di Confcommercio per gli affitti commerciali al Festival di Sanremo

La risposta di Confcommercio al fenomeno non è restrittiva. Di Baldassare non propone di limitare il mercato degli affitti commerciali al Festival di Sanremo: propone di organizzarlo, costruendo una regia che metta insieme l’associazione di categoria, il Comune e gli sponsor.


Tre fasce di sponsor e una regia con il Comune

«Noi possiamo creare tre grandi fasce di sponsor: ci sono sponsor che magari possono investire 500 euro, 1.000 euro, per arrivare anche magari a veramente a decine di migliaia di euro. Noi dobbiamo essere in grado, insieme al Comune, di ragionare, di creare una struttura, una regia dove noi arriviamo direttamente a quegli sponsor promuovendo le nostre attività e facendo dei pacchetti. Sapendo che uno sponsor ha una potenzialità di 10.000 euro, dandogli un ventaglio di offerte su quella cifra. Certo che si può — e diventa anche più semplice perché se creiamo una regia, noi possiamo dare più offerte e aiutare molto di più le nostre attività.»

Di Baldassare cita anche una proposta emersa di recente in ambito comunale: un ufficio dedicato al Festival operativo 365 giorni l’anno. «Apprezzo quello che ha detto l’assessore ultimamente in un’intervista: sarebbe opportuno ragionare non solo su un allargamento del Festival, ma anche su un’apertura di un ufficio che lavora 365 giorni all’anno per il Festival, su Sanremo, che lavori 365 giorni all’anno.» Un ufficio con questa continuità, per Di Baldassare, permetterebbe di pianificare da un’edizione all’altra. Senza più affrontare ogni Festival come se fosse la prima volta.


Sanremo può crescere ancora: ma serve risolvere il nodo traffico

La risposta di Di Baldassare è positiva, ma condizionata alla mobilità. Il volume di aziende e attività cresce a ogni edizione. Il centro di Sanremo ha però limiti fisici che le istituzioni non hanno ancora affrontato in modo strutturale. «Sanremo sicuramente non è una grande città che può allargarsi più di tanto. Si può, con una giusta regia, cercare di creare comunque squadra per trovare la soluzione ideale per questa grandissima affluenza che ogni anno è sempre di più.»

Il nodo è la ZTL: «Bisogna fare dei ragionamenti seri su quello che è veramente la ZTL. Noi dobbiamo ragionare su due grandi parcheggi agli esterni della città — io ragiono sul Palafiori e su Pian di Poma — che siano un pochettino da filtro a quello che può essere il traffico, che ad oggi è veramente in crisi e congestionato in un centro città e che crea disagi ai cittadini, che continuo a ringraziare per la pazienza che hanno.»


Il Festival come evento di cultura popolare: lo sguardo finale di Di Baldassare

Di Baldassare allarga la prospettiva oltre il tema della regolamentazione. Il Festival, a suo avviso, ha smesso di essere solo un evento musicale: «Penso che il Festival di Sanremo, oltre a essere il più grande evento musicale — non solo a livello nazionale ma anche europeo — ad oggi sia diventato anche un evento di cultura popolare della città di Sanremo. Vedo grandi sponsor che vengono qua a promuoversi perché, come succede per un altro esempio — faccio Lucca Comics — la città vive un grandissimo evento con sponsor che arrivano anche a livello mondiale. La stessa cosa sta facendo Sanremo.»

Sulla prima serata del Festival 2026 i dati segnalano un calo: 9 milioni di spettatori contro i 13 milioni dell’edizione precedente. Di Baldassare invita alla cautela: «Bisogna stare attenti perché poi comunque siamo figli anche di quello. La città registra anche di riflesso a quello che è l’audience televisivo.» Il giudizio finale, però, non cambia: «Il Festival di Sanremo è legato alla Rai come la Rai è legata a Sanremo.»


💡 L’Analisi di Nextenne – La regia serve. Ma chi si siede al tavolo?

Il paradosso strutturale: La Rai gestisce le zone rosse con contratti e regole. Fuori, il mercato degli affitti al Festival vale da 5.000 a 60.000 euro per spazio e cresce ogni anno senza coordinamento. Chi paga licenze per dodici mesi compete con attività temporanee aperte sette giorni.

Confcommercio identifica il problema. Le tre fasce di sponsor restano però un’iniziativa privata senza forza vincolante finché il Comune di Sanremo non formalizza un atto con mandato chiaro. Su questo Confcommercio apre e propone un tavolo comune con l’amministrazione. Il punto non è bloccare ma regolamentare qualcosa che oggi è anarchia.


Glossario

Zona rossa Rai: Area perimetrata attorno al Teatro Ariston e agli spazi ufficiali del Festival di Sanremo, gestita da Rai e Rai Pubblicità. All’interno, la presenza di sponsor è regolata da contratti con la concessionaria pubblicitaria. All’esterno, la gestione è libera da vincoli imposti dalla Rai.

Quartier generale artista: Spazio commerciale affittato temporaneamente da un artista o dalla sua organizzazione durante la settimana del Festival per attività di promozione, incontri con i media e interazione con il pubblico.

Pubblico esercizio: Attività commerciale che somministra alimenti e bevande al pubblico — bar, ristoranti, enoteche — soggetta a licenza specifica e a obblighi fiscali e igienico-sanitari continuativi per tutto l’anno.

Attivazione commerciale: Presenza fisica di un brand in uno spazio fisico durante un evento per promuovere un prodotto attraverso il contatto diretto con il pubblico. Diversa dalla sponsorship televisiva, agisce sul territorio.

Parcheggio di interscambio: Area di sosta esterna al centro urbano, collegata ai servizi di mobilità locale, con l’obiettivo di ridurre il traffico privato nel centro città durante i grandi eventi.


Mini-FAQ

Quanto costa affittare un negozio a Sanremo durante il Festival? Secondo fonti del mercato locale, i prezzi per l’affitto temporaneo di uno spazio commerciale durante la settimana del Festival di Sanremo variano tra i 5.000 e i 60.000 euro, in base alla metratura e alla vicinanza al Teatro Ariston nel centro di Sanremo, nella provincia di Imperia. Negli ultimi quattro-cinque anni la richiesta di spazi è cresciuta in modo rilevante, secondo Andrea Di Baldassare, presidente di Confcommercio Sanremo.

Perché Confcommercio Sanremo vuole regolamentare gli affitti al Festival? Secondo Andrea Di Baldassare, presidente di Confcommercio Sanremo, il mercato degli spazi temporanei al Festival opera senza coordinamento fuori dalle zone gestite dalla Rai. L’obiettivo della proposta non è limitare il mercato, ma tutelare i commercianti permanenti dalla concorrenza di attività temporanee di somministrazione non soggette agli stessi obblighi fiscali e autorizzativi, e organizzare l’offerta di spazi con pacchetti strutturati per gli sponsor.

Cosa propone concretamente Confcommercio Sanremo per il Festival di Sanremo? Confcommercio Sanremo propone tre misure: fasce di sponsor per capacità di investimento con pacchetti commerciali predefiniti, un accordo formale con il Comune di Sanremo per criteri condivisi sulle attività temporanee, e un ufficio dedicato al Festival operativo 365 giorni l’anno. Sul fronte della mobilità, Di Baldassare indica la creazione di parcheggi di interscambio al Palafiori e a Pian di Poma come soluzione strutturale alla congestione del centro.

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